#GameOfThrones – Dragonstone (Roccia del Drago) #TronoDiSpade #GOT #SeasonPremiere #S7E01

Leave one wolf alive, and the sheep are never safe.

 

L’inverno è arrivato [magari! Con ‘sto caldo non se ne può più!], la grande guerra incombe e gli Estranei si avvicinano. I venti che soffiano da nord portano con loro nuove e vecchie minacce, e i Sette Regni sono in attesa di questo epico Inverno.

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Fear no more – Parigi, 13/11/2015 #NotInMyName

Solitamente, qui su Tv And Comics, siamo più inclini ad argomenti frivoli, leggeri.. E spero non me ne vorranno i ‘colleghi’ più ferrati in questo argomento, ma non potevo esimermi dal dire la mia riguardo ai sanguinosi fatti di Parigi avvenuti il 13 novembre. Cercherò di approcciarmi a quanto sto per trattare nel modo più discreto e rispettoso possibile, senza troppi J’accuse e senza presunzione, come sempre.

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#AmericanHorrorStoryHotel – Intervista a #RyanMurphy

Attenzione: questa intervista [pubblicata da EW.com] contiene SPOILER se non avete ancora visto la seconda puntata di American Horror Story Hotel.

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Il secondo episodio di American Horror Story Hotel ha dato ampio spazio a nuove storie e a nuovi personaggi, che vanno ad arricchire l’allegoria che anima l’Hotel Cortez.

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#WorldKissDay2015 – I 13 baci più belli delle serie TV

Oggi, 6 luglio, i social non fanno altro che ricordarci tre cose: che fa caldo, che la Grecia ha detto NO alle misure di austerità imposte dall’Unione Europea.. E che oggi si celebra il World Kiss Day.

Noi amanti delle serie TV abbiamo un’infinità di baci telefilmici nel cuore e nella mente, e oggi cerchiamo di riassumerne qualcuno.. Non dieci, non venti.. Ma in barba alla superstizione, 13 perché i numeri interi a noi di Tv And Comics non piacciono!

Ovviamente, le scelte sono opinabili (come ho sempre detto, le recensioni come gli articoli non sono un passo del vangelo, ma delle semplici opinioni). Premesso che non è una classifica – sarebbe impossibile stilarne una che accontenti tutti – iniziamo!

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Obsessed with a (non)fictional character – Quando la passione diventa ossessione

Stalking [‘stɔːkɪŋ]: è un termine inglese che in italiano indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo, i quali affliggono un’altra persona, perseguitandola, generandole stati di paura e ansia, arrivando persino a compromettere lo svolgimento della normale vita quotidiana.
Source: Wikipedia

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50 Sfumature di Grigio: la recensione. #50sfumaturedigrigio

Nello show-biz vige una sola regola: bene o male, l’importante è che se ne parli. E di 50 Sfumature se ne parla tanto, da tanto: chi ha letto i libri e lo attendeva con ansia, chi ne ha parlato male a prescindere, chi si è scandalizzato al sol pensiero. Ma le chiacchiere servono a poco: Mister Grey ci apre la porta della sua personale stanza dei giochi! Entrate, a vostro rischio e pericolo..

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La Teoria del Tutto: La Recensione #oscar2015 #lateoriadeltutto

Definire questo film semplicemente ‘drammatico’ è estremamente riduttivo ed avvilente.. La teoria del Tutto, film biografico magistralmente diretto da James Marsh, va ben oltre alla basilare drammaticità. Contiene molte più cose: devozione, amore, speranza, amicizia, lotta, scoperta.. Solo una cosa non è contenuta in questi 123 minuti: la resa.

Stephen Hawking (interpretato da Eddie Redmayne), brillante studente di fisica, a soli 17 anni si iscrive al college ed ottiene la laurea a soli vent’anni. Successivamente prosegue i suoi studi con un dottorato che gli permette di elaborare numerose teorie riguardanti studi sui buchi neri, la relatività e l’origine dell’universo.

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Coming soon: American Horror Story Freak Show

Possiamo definire Ryan Murphy un genio? Volendo, sì. Le sue opere sono state un successo, sempre e comunque.. Basti vedere Nip/Tuck, The New Normal.. E sì, aggiungo anche Glee. Perché Glee è stato un successo su tutta la linea, ed è stato ben altro a penalizzare la serie (la scomparsa di Cory Monteith ha dato un ulteriore colpo al ribasso a questa serie già di per sé traballante).. Ma se è vero che il pesce dopo tre giorni puzza, è anche vero che alcune serie – dopo un certo numero di stagioni – hanno più poco da offrire. Glee è una di queste serie a parer mio, e i dati mi danno ragione. Serie molto sociale, molto attenta ad alcune problematiche giovanili come l’omosessualità, le dipendenze, il bullismo, l’omofobia, disordini alimentari e quant’altro.. Ma in sé e per sé, Glee ha detto la sua e ora non ha più grandi cose da dire. Ma c’è una serie su tutte che garantisce il pane sulla tavola a casa Murphy, e questa è indubbiamente American Horror Story.

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Una serie vincente, perché? I motivi sono i più svariati: un cast ben assortito, composto da alcuni ‘pianeti’ (Jessica Lange, Sarah Paulson, Evan Peters, Denis O’Hare) attorno a cui ruotano dei satelliti.. Gli ospiti di grande rilievo (per citarne alcuni: Adam Levine e Zachary Quinto nelle passate stagioni, mentre per l’imminente quarta stagione si parla di Patti LaBelle – leggenda della murica soul e R&B – e Matt Bomer, o Neil Patrick Harris).. Ma credo che a farla da padrone siano sostanzialmente due fattori: il primo è legato all’impostazione antologica della serie, essendo ogni stagione a sé stante e non avendo un filo conduttore che lega una stagione all’altra, garantendo così allo spettatore storie sempre nuove e trame di rapida conclusione. Il secondo fattore è senza dubbio l’aver sdoganato l’horror senza ridicolizzarlo, rendendolo alla portata di tutti.. AHS ha reso ordinario lo straordinario, mostrando come il concetto di horror sia ampiamente più esteso del comune concetto di ‘bagno di sangue’ piuttosto che ‘assassino alla Leatherface’.. L’ha reso comune, ha mostrato la veridicità del motto di Sister Jude

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Murder HouseAsylumCovenFreak Show. Queste sono le quattro facce (di cui una ancora da scoprire) di American Horror Story. Un crescendo? Alcuni – io ad esempio – dicono di sì, altri sostengono l’esatto contrario. Asylum è senza dubbio i capitolo più amato, Coven quello meno celebrato dal web ma più premiato in termini di ascolti. Che dire? Murder House e Asylum erano più ad impatto immediato, le atrocità contenute nelle serie erano presto svelate. Per quanto concerne Coven non è andata affatto così: ho detto più volte nel corso della stagione che AHS Coven ha portato l’horror su un altro livello, forse ancora più atroce rispetto alla brutalità vista in precedenza, era secondo me un horror più sofisticato e più psicologico. Non solo per il modo in cui la stregoneria e l’arte magica in sé e per sé sono state trattate, quanto per i contenuti: il razzismo, le malattie, gli inganni, l’egoismo, le alleanze di comodo. l’arrivismo, gli abusi.. Tralasciando l’accoppiamento sanguinario tra Queenie ed il minotauro, non sono tutti orrori con cui siamo costretti a confrontarci ogni giorno? Ecco la ragione per cui considero Coven più rude e più sofisticata delle altre, nonostante il suo finale scontato e non esageratamente divertente.. Ma per Dio, mi è piaciuta! Dal casting al modo in cui passato e presente si sono fusi tra loro.. Alcuni contenuti sono stati discutibili, tipo gli abusi subiti da Kyle ad opera della madre o il vero e proprio sfondamento subito da Queenie con il minotauro, eppure hanno trovato la loro giusta ubicazione nella serie (almeno la storyline degli abusi subiti da Kyle.. Il segmento di Queenie l’ho trovato un po’ forzato ma tant’è). E poi diciamocela tutta: Evan Peters ha sempre portato personaggi interessanti sul piccolo schermo, come il suo indimenticabile psicopatico Tate Langdon, ma in questa passata stagione Kyle non aveva nessun senso. Creatura alla Frankenstein, trottolino amoroso di di Zoe, sex toy di Madison, cane da guardia-barra-maggiordomo di Cordelia.. Un fallimento su tutta la linea, almeno qualcosa di brutto dovevano farglielo fare..

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Ma adesso basta parlare di quello che sappiamo già, parliamo piuttosto di ciò che ci aspetta a partire dal 8 ottobre. Freak Show, letteralmente, sta per ‘spettacolo di mostri’. Un tempo, sotto questa definizione, venivano raggruppati quegli individui con alcune malformazioni che non trovavano altra ubicazione nella società: persone affette da nanismo, da ipertricosi, con deformazione agli arti, gemelli siamesi o persone con un gemello parassita.. In alcuni paesi questa tradizione circense è ancora viva e ben radicata, ma per lo più questa forma di spettacolo è andata scemando verso la metà del secolo scorso. E’ una pratica che oggi considereremmo crudele o contro i diritti dell’umanità, eppure è così: un tempo, la gente pagava per andare a vedere questi ‘mostri’, che chiameremmo ‘fenomeni da baraccone’. Ryan Murphy, in questa stagione di American Horror Story, ne ha radunati parecchi. Iniziamo a conoscerli (la fonte a cui attingo è BadTv.it).

  • Jessica Lange sarà Elsa Mars, star del cabaret e leader del freak show che conduce la sua bizzarra compagnia a Jupiter
  • Sarah Paulson sarà Bette e Dot Tattler, la donna a due teste
  • Kathy Bates sarà Ethel Darling, la donna barbuta
  • Evan Peters sarà Jimmy Darling, uomo con le mani a chela d’aragosta e figlio di Ethel Darling
  • Angela Bassett sarà Desiree Dupree, la donna con tre seni
  • John Caroll Lynch sarà Twisty The Clown.

Questi sono solo alcuni dei characters che daranno vita al Freak Show, ma ce ne sono molti altri: avremo naturalmente Emma Roberts, fidanzata di Evan Peters, che interpreterà una chiaroveggente di nome Maggie. Ci sarà anche l’immancabile Denis O’Hare interpreterà il ruolo di una sorta di truffatore – colluso con Maggie – che tenterà di agitare le acque nel Freak Show. Come detto in precedenza, è annoverata anche la presenza di Patti LaBelle.. Il suo ruolo non è ancora stato introdotto, sebbene da un’intervista rilasciata da Murphy stesso sembra che il suo ruolo sia di un discreto spessore. Quello che sappiamo per certo è che il suo personaggio ha una figlia, interpretata da Gabourey Sidibe (Queenie in AHS Coven).

Ma non stiamo a girarci tanto intorno: dall’hype creatosi intorno a questa figura, il personaggio più atteso e che desta maggior curiosità è indubbiamente Twisty The Clown. Tralasciamo il fatto che io sia più che terrorizzata dai clown, il che non funge affatto da incentivo per me per approcciarmi a questa serie.. Ma su Twisty si è detto (e visto) davvero molto.. Ed è stato proprio Ryan Murphy a fornirci molti dettagli. Sappiamo che vedremo Twisty già nel primo episodio (che, notizia di pochi giorni fa, durerà ben novanta minuti), e per stessa ammissione di Murphy sarà terrificante. Naturalmente le sue parole sono da prendere con le pinze, potendosi trattare di una mossa promozionale ben studiata.. Ma a quanto si è letto, sembra che alcuni membri della troupe abbiano sofferto di incubi per svariate notti dopo la visione di questo clown. E stando alle voci, questo non è tutto.. Pare, infatti, che sotto la maschera questo soggetto sia ancora più spaventoso di quanto non lo sia agghindato da clown. Le immagini rilasciate non promettono nulla di buono, e sono alquanto tesa per questo debutto..

N.B.: L’immagine di Twisty the Clown può essere visionata QUI. Non allego l’immagine per non urtare le persone più sensibili.

Un’ultima curiosità: nella serie sarà presente anche Jyoti Amge, che a soli 18 anni e con i suoi 62,8 cm è entrata ufficialmente nel Guinness World Record come la donna più bassa del mondo.

Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato, mancano solo sei giorni – per noi sette – al debutto di questo nuovo e terrificante capitolo di American Horror Story. Siete abbastanza preparati? No? Sfruttate questa settimana e preparatevi al meglio che potete!

A step between light and shadow – Un passo tra luce e ombra

Certo è più facile morire che sopportare con fermezza una vita dolorosa.
Johann Wolfgang Goethe, I dolori del giovane Werther

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Credo che per qualunque writer, anche il più sciacallo – che sia esso su piccola o grande scala – sia sempre difficile trovarsi a scrivere un articolo come questo, soprattutto non avendone le competenze ‘professionali’. Ma a volte non serve essere dei maestri, o dei luminari.. A volte basta avere un briciolo di intelligenza, cosa che sempre più spesso viene meno. Ritengo superfluo specificare che questo articolo nasce a fronte della morte di un grande attore, Robin Williams.. Una morte che ha lasciato i più senza parole, e che ha portato una minoranza – mi auguro esigua – a chiudere il cervello e aprire la bocca. Robin Williams era depresso.. Robin Williams si è messo un cappio al collo e si è impiccato.. E la cosa più oscena che si possa dire al riguardo è quella che ho letto in questi giorni: con quale diritto era depresso?

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Ammettiamolo: la nostra società è una merda. Se lo è per nostra volontà o per dei preconcetti debitamente indottrinati questo è irrilevante, sebbene generi una netta differenza.. Ma guardiamo ai fatti: siamo nel 2014, padroneggiamo la tecnologia, creiamo strutture mastodontiche, compiamo missioni spaziali e innoviamo cose di fondamentale importanza come le pratiche mediche, intelligenze artificiali, biotecnologie.. Ma siamo delle merde che non sanno guardare un palmo oltre il proprio naso. Facciamo i trasgressivi, i liberali, vantiamo una certa apertura mentale.. Eppure alcuni di noi non sono in grado di capire, di vedere le cose al di là di come appaiono. Su più fronti.

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Il suicidio di una persona carica di soldi non merita lacrime o dispiacere.
Ebbene sì, cari miei.. E’ proprio questo che ho letto in questi giorni. E magari qualcuno tra di voi ha pensato la stessa identica cosa. Chi di noi, almeno una volta nella vita, non si è posto la domanda “Ma perché queste persone famose finiscono nel tunnel della depressione e degli abusi? Hanno soldi, fama, tutto quello che vogliono. Perché?”. Può risultare banale, ma chi ha inventato il detto che i soldi non fanno la felicità ha svelato una verità assoluta e ineluttabile. Non fraintendetemi: sarei folle, soprattutto coi tempi che corrono, a denigrare l’utilità del denaro e tutti i problemi che derivano dalla sua mancanza.. Ma è ancor più da folli pensare che un numero elevato di banconote tra le mani possa risolvere i problemi o non crearne. Eppure viene davvero da chiedersi quanto siamo schiavi di questi sudici pezzi di carta.. Lo siamo al punto di arrivare a decidere chi ha il diritto di vivere o scegliere di morire, al punto di essere noi a giudicare se una persona ha il diritto di ammalarsi o no. Perché sostanzialmente è di questo che si tratta.. Levatevi dalla testa che la depressione sia una condizione autoindotta, uno stato d’animo passeggero che può essere benissimo sconfitto con la forza di volontà. No, signori miei, non lo è.. Per quanto viga un serio regime di disinformazione al riguardo, per quanto si abusi della definizione di depressione, non c’è da scherzare: non siamo di fronte a una volontà, ma ad una vera e propria malattia che non richiede l’utilizzo della tecnica del ‘sorridi e annuisci’, ma di cure mirate e prolungate nel tempo. E ciò che la rende ancora più bastarda come malattia è che non si può mai dire di essere veramente guariti: è sempre lì, in agguato, come un predatore in attesa della sua preda. Non guarda in faccia a nessuno, nessuno di noi è immune: colpisce la ragazza tradita dal suo grande amore come colpisce i divi consumati, la massaia come il grande uomo d’affari. Non guarda ai nostri conti in banca, e nemmeno ai nostri stili di vita.

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La domanda, tuttavia, volendo possiamo dire che permane? Per quanto mi riguarda, la risposta è NO. Prescindendo dal fatto che come domanda non andrebbe nemmeno posta, io credo che sempre più spesso si perda di vista il punto focale delle situazioni: un uomo (inteso come persona) è quello che è, non quello che fa. Se uno fa l’attore comico non significa per forza che sia una persona felice.. E’ come ritenere che un operatore ecologico viva nella sporcizia, che un chirurgo goda nel tagliare e asportare parti del corpo, che un sacerdote si senta Dio, e via discorrendo. Dovremmo scrollarci via di dosso un po’ di presunzione, non trovate anche voi? Oramai, grazie a TV, social network, riviste di settore e quant’altro, viviamo tutti nella presunzione di avere conoscenza della vita di chiunque: sappiamo che a Bernie Ecclestone piacciono i festini, che Barack Obama è mancino, sappiamo quali luoghi frequentano le celebrità del momento e grazie a piattaforme come Twitter e Instagram è come se vedessimo il mondo attraverso i loro occhi.. Ma che cosa sappiamo davvero di loro? Dei loro gusti, dei loro caratteri, dei loro pensieri e dei loro problemi? Niente. Non abbiamo conoscenza alcuna di queste persone. Essere sempre aggiornati su nomi, luoghi e svaghi non porta conoscenza. Vedere un divo o una diva del momento apparire in foto con un sorriso smagliante non significa che una volta spenti i riflettori quel sorriso permanga.. Chissà quante lacrime e quanti pensieri negativi oscurano il sorriso che NOI imponiamo loro di avere.

Io vorrei portarvi a ragionare su una cosa: vi farò alcuni nomi, voi ditemi quali analogie trovate tra loro. Cory Monteith, L’wren Scott (compagna di Mick Jagger per chi non avesse memoria immediata del nome), Philip Seymour Hoffman, Robin Williams. Cosa hanno in comune queste persone? L’essere famosi, certo.. Sì, anche l’essere ricchi.. Ma sapete cosa hanno davvero in comune? Sono morte da sole. Chi nella sua casa, chi in una stanza d’albergo, chi nel proprio ufficio di super-lusso. Non vi suggerisce qualcosa? Non vi fa pensare che queste persone, nonostante soldi e fama, una volta spente le luci della ribalta sono persone ‘normali’ esattamente come noi? Ragionate sulle cose, non giudicate mai un libro dalla sua copertina.. Nella vita quotidiana come nel jet set, spesso le persone mostrano esattamente ciò che ci si aspetta da loro.. E non il dolore. Il dolore colpisce tutti, per un motivo o per l’altro. Non mostrare non equivale a non sentire, tenetelo sempre presente.