#LukeCage – For Pete’s Sake (S02E09)

In fuga da Bushmaster, Luke & Co trovano riparo in una struttare delle Industrie Rand: è il tempo di scendere a patti, ma fino a dove si possono spingere? E quanta fiducia c’è nel gruppo?

OK, per ora niente Team Up, questo è rimandato. Ed è la prima (piccola delusione) della puntata. Il resto delle delusioni arriva da una puntata che si trascina stancamente, motivo per cui la riduzione prevista degli episodi è un toccasana.

Le note positive arrivano a sprazzi e sono veramente del lampi nella notte. Lo scontro che hanno Luke e Bushmaster, non è affatto male, anche se ha un po’ il difetto di alcune scene in Iron Fist, ovvero la troppa coreografia, ache a volte fa sembra tutto più meccanico. Il che è un problema nello stile di combattimento di Danny, ma per uno come Luke che sembra uscito dalla scuola di Bud Spencer, lo è decisamente di meno.

L’altra nota positiva è quanto mette sul piatto Mariah a livello emozionale, tanto che esce da questa situazione cambiata: non perchè ora voglia diventare una cittadina onesta, ma perchè decide finalmente abbraccia in pieno quello che è lei, quello che comporta la storia della sua famiglia. Ovvero crimine, violenza e quant’altro.

Ed è questo che rimane della puntata, più della rissa, più dell’assalto allo stabilimento delle industrie Rand in cui si nascondo, più dei tradimenti: è qui che nasce una nuova Mariah Dillard, anzi Stokes come direbbe Bushmaster, pronta a tutto per riprendersi quello che le è stato tolto.

Il che vuol dire, massacro in arrivo in linea teorica ma soprattuto vedendo come si è difesa durante l’attacco.

Mariah, dunque. Nello strano gruppo è quella che spicca maggiormente (e ci mancherebbe altro) praticamente da subito ma quando parla del suo passato e rivela la verità sul padre di Tilda, passa ad un altro livello. La vita di Mariah è stata costruita sulle menzogne e poco alla volta son crollate tutte, tranne quella.

Avevo, erroneamente, attribuito a Ridenhour, la patenità di Tilda probabilmente perchè 1) dalle parole usate e 2) da quel che si è visto più spesso in situazioni del genere (oltre ad aver rimosso la lite che portò alla morte di Cottonmouth). La verità è che Tilda è il frutto di uno stupro, compiuto dalla zio di Mariah: siccome a quei tempi l’aborto era qualcosa di non contemplato (ed a quanto pare sta tornando così), venne adottata, come già sappiamo.

Quello che Tilda considerava come padre? In realtà era gay, il matrimonio era una copertura voluta (anche) dalla famiglia di lui (dalla pelle più chiara) . La sua morte? Non tragica come le aveva raccontato, ma tragica perchè fu un suicidio.

E questa grande menzogna nasconde anche il motivo per cui Mariah usa il cognome del marito, Dillard, e non il suo: non voleva sentirsi legata a quel nome che significa violenza e crudeltà.

Dulcis in fundo, dice a Tilda che non l’ha mai amata, non l’ha mai voluta proprio perchè le ricordava quanto successo. Ora, non so quanto vero sia questo: credo che in fondo, magari pure a modo suo, Mariah ami Tilda e questa sua cattiveria che porta alle lacrime da ambo le parti può anche essere una mossa per allontanarla e metteral in un certo senso al sicuro, al riparo da inevitabili attacchi che verranno fatti contro di lei.

Insomma, per salvarla.

E siamo onesti: visto il casino in cui si trova da quando ha ripreso i rapporti con la madre, ci sta.

Non c’è solo la rabbia nella prova che la Woodard ci offre, c’è anche un bel momento di leggerezza tra lei ed il reverendo Lucas, anche se nasce dal fatto che lei ha bisogno di un telefono e lui lo ha: sì glielo ruba, ma tutto quello che accade prima, il parlare dei figli, dell’esser genitori (il reverendo e  Luke hanno finalmente ripreso i rapporti lasciandosi alle spalle il passato). C’è calore umano in quella scena, grazie ad entrambi ovviamente.

Non parlatemi di ship però, che vi do fuoco.

Questa è anche una puntata di tradimenti e doppiogiochismo. Il primo tradimento arriva dalla polizia, quel che è peggio è che arriva Nandi: saputo da Misty che Mariah è disposta a fare un accordo in cambio dell’immunità (ma non su tutto quello che fatto, solo sulla vendita di armi a Bushmaster) e dove si trova, cosa fa? Informa della cosa proprio Bushmaster cercando di giocare su due tavoli.

Da una parte Bushmaster che la pagherà con quei milioni messi come taglia, dall’altra spera che tra criminile e luke, il problema si risolva ugualmente. Mariah firma l’accordo, il rifugio viene preso d’assalto, Nandi conduce un raid all’Harlem Paradise per arrestare Bushmaster (ma ovviamente non lo trova).

Appena Misty (che già non voleva l’accordo e per questo “litiga” con Luke) la becca la smonta e rimonta come un Lego, poco ma sicuro.

Le cose comunque le vanno apparentemente bene: Bushmaster viene battuto da Luke ed arrestato: peccato che riesca comunque a scappare durante il trasporto grazie ad alcuni complici ed una carica esplosiva che aveva con sè.

L’altro momento di doppiogioco arriva da Tilda: torna nel suo negozio, lo trova sottosopra e poi.. sorpresa: BUshmaste rè lì, messo male, e lei lo deve curare. Tentenna, poi accetta: il suo però non è una tradimento verso Luke & Co, ma lo sarà proprio verso il giamaicano.

Curandolo, può ottenere un campione di sangue da cui risalire ad un modo per annulalre i suoi poteri: molto rischioso, ma può funzionare. Tilda è abbastanza sveglia da potersi muovere con cautela in questa situazione.

Episodio a dir poco ondivago. Tanto son buone alcune cose prese singolarmente, tanto manca qualcosa che dia coesione, che non faccia andare quasi a braccio le cose.

E se l’intento era di affrontare la questione del dolore… beh non ci siamo: non viene esplorato a dovere questo aspetto, perchè non c’è solo il dolore di Mariah, ma qunto scoperto causa un dolore non indifferente ancha a Tilda (altra buona prova qui) che con quel “You monster” non dice però abbastanza.

Altra cosa che non funziona, il dipingere Bushmaster coem un rivoluzionario facendo un parallelo tra quello che sta facendo lì ad Harlem con quento fatto dai Maroon in Jamaica contro i britannici invasori. C’è un continuo richiamo al black on black crime nelle sue azioni (e non solo sue), non c’è una lotta dei poveri contro i ricchi, o comunque contro chi ha il potere.

Insomma, ben curati i dettagli ma non il quadro generale: occasione persa, soprattuto in un MCU post-Black Panther.

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