#TheDefenders – The H Word (S01E01)

Il culmine delle avvenutre dei quattro eroni di New York inizia ora. Una minaccia incombe sulla città ed è qualcosa troppo grande per una solo eroe…

The Defenders è una mini-serie che parte da una situazione insolita, dall’assenza pressochè totale di interazione tra gli eroi (ma non chiamiteli così) nei capitoli precedenti: solo Luke e Jessica hanno incorciato i loro cammini oltre che ballare il mambo tra le lenzuola, ma è davveo poca roba.

Questo gioca a favore dell’attesa della storia perchè non abbiamo una vera idea di come si assemblerà il team, ed il primo episodio… non ci dà una vera risposta in questo senso, almeno non in maniera esplicità: dobbiamo infatti rimettere assieme alcuni pezzi del puzzle, principalmente da Daredevil e Iron Fist e ragionare il minimo indispensabile.

La prima puntata non fa molta luce sulla storia che ci attende: la villain ci viene presentata sommariamente, gli eroi sono sparpagliati impgnati a raccogliere i pezzi delle loro viye dopo i rispettivi finali di stagione.

Per questo Matt è dedito solo al fare l’avvocato, pur con qualche dubbio se tornare in azione, e come avvocato (pro bono), riesce ad ottonere un gran risarcimento ad un ragazzo che per le azioni irresponsabili di una industria che usava sostanze tossiche. Ed è pure brutalmente onesto col ragazzo quando gli dice che quello che lo attende non sarà facile, che dovrà gestire la rabbia, esser forte e che la sua vecchia vita non gli verrà restituità: certo potrebbe tornare a camminare, ma se rivuole la sua vita deve riprendersela.

Un discorso inatteso, molto duro senza compassione: è la brutale realtà, nessun buonismo. Ma Matt sa di cosa parla, sa quanto falsa sa essere la gente con chi è in queste situazioni essendoci passato lui stesso. Concluso questo discorso, incontra Karen ora giornalista e bionda (e pure più gnocca così) con cui va a mangiare un boccone e che fa riemergere i dubbi sulla scelta di non essere più il diavolo di Hell’s Kitchen: andare a confessarsi non aiuta neppure in questo, anzi il prete sembra quasi spingerlo a tornare ad esserlo perchè forse quella è la sua vera natura e Dio, in un certo senso, vuole così.

Terminata la confessione, rientra a casa.

Jessica è sempre lei, carattere di merda amica dell’alcool e con le palle quadre. Restia ad essere l’eorina che finisce sui giornali, rifiuta aogni offerta per raccontare la sua storia, la sua vittoria su Kilgrave che può essere d’ispirazione per molte donne oltre che portarle qualche soldo visto che come investigatrice non lavora rifiutando i casi che le vengono proposti. Trish ci prova a convincerla ad accettare le offerte, ma sappiamo quanto sia cocciuta.

Ci prova pure Malcolm, ora pulito e e fuori dai guai, con un’energia nuova. Tra lui e Jessica le dinamiche sono nuove, se prima era lei a preoccuparsi di lui, ora è Malcolm che le sta vicino, prova a stimolarla, la esorta… in più ha pure le chiavi di casa, avendo cambiato di sua iniziativa la serratura rotta. La cosa non piace, almeno ufficialmente a Jessica, ma è chiaro che tra i due c’è una bella complicità: per quanto lei rimarchi che non vuole che lui entri in casa sua così liberamente, non è mai stronza ai livelli cui siamo abituati con lei.

Per esempio, è molto più stronza quando una donna le chiede di scoprirer cosa è successo al marito, sparito da una settimana: viene scaricata brutalmente dicendo che è sicuramente con un amante, ma poi succede qualcosa, una telefonata anonima, con una voce distorta che le dice di star lontana dal caso. E questo la fa vacillare nella decisione di non fare più l’eroina e l’investigatrice: stimolata in questo pure da Malcolm, scopre da dove è stata fatta la chiamata e da chi (parrebbe l’uomo scomporso) e vi si reca: nell’appartamento del covo di tossici (che Malcolm frequentava ai tempi) dove si nasconde non c’è nessuno, ma c’è una cassa di esplosivo che non fa presagire nulal di buono.

Abbiamo poi Luke, che esce dal carcere dove ha rigato dritto senza mai prendersi vantaggi dovuto dalla sua condizione. Lo fa solo alla fine quando si libera delel manette e le accartoccia. Un messaggio molto chiaro, un “potevo andarmene quando volevo e farvi male, ma non l’ho fatto” che è in piena sintonia con quanto abbiamo visto di Luke, ovvero una persona che pensa a fare la cosa giusta e ad esser corretto e rispettoso. Viene accolto dal suo avvocato, dello studio della Hogarth ovvero… Foggy.

Tornato nel suo quartiere, dopo un “caffè” con Claire (un caffè con lei lo prenderei pure io…) viene aggiornato sulal situazione locale da Misty, che lo invita a fare qualcosa per salvare da una brutta fine una ragazzo, fratello di una vitta di Shades e della Dillard. Insomma, vuole essere quello che per lui è stato Pop, e ci prova pur senza particolare successo, anzi.

Il quartetto si conclude con Danny, impegnato nella sua guerra alla Mano dopo la strage di K’un L’un, alla ricerca di un modo per eliminarla: troverà un uomo che può dargli la soluzione, ma arriverà tardi. L’unica cosa che scoperirà è che la vera guerra a questo gruppo si terrà a New York, motivo per cui con Colleen riparte a bordo del suo jet privato e poi su di un elicottero per arrivare in città.

Insomma abbiamo quattro eroi che non vogliono esserlo, che cercano di condurrae una vita normale, o comunque di concentrarsi su obiettivi più limitati, senza guarda su ampia scala.

Poi abbiamo Alexandra, una donna potente e determinata. Talmente forte da poter comandare su Madam Gao, ma non è solo questo: è lei la mente che ha messo in moto tutti gli eventi contro cui hanno lottato sino ad ora. Alexandra sta morendo, e per questo ordina di accelerare i tempi del progetto, cosa che avviene puntalmente, e nei suoi incontri con Gao sembra emeregere qualcosa di molto particolare si lei: la longevità. C’è qualcosa in quei dialoghi, come quello su Manhatthan, che porta a questo, come se avesse trovato un modo per imbrogliare la morte.

Probabilmente come accade con Harold, o forse come l’Anziano in Dottor Strange, fatto sta che ora il trucco non funziona più. Per questo si passa alla distruzione di New York, il mondo deve finire. La freddezza di Alexandra è incredibile, persino mentre la città trema, letteralmente, e lei guarda impassibile dicendo ad una catatonica Elektra che si abituerà alla cosa, “è solo una città…”.

Trema letteralmente la città perchè  avviene una forte scossa tellurica che porta il panico e coglie alal sprovvista i quattro eroi. Matt è a casa e sente tutte le voci dalle radio e dai telefoni, Luke è in strada e salva la madre del ragazzo da un lampione che sta per caderle addosso, Jessica ha appena scoperto l’esplosivo la paura sul suo volto è evidente mentre Danny e Colleen, appena scesi dall’elicottero sono sgomenti per quanto sta accadendo.

La prima puntata è quindi un lungo prologo, con pochissima azione (solo una scena all’inizio) e molto calma, forse troppa per quello a cui siam abituati dalle serie Marvel/Netflix, ma che funziona benissimo per mostrarci degli eroi controvoglia che sono allo sbando e con molti dubbi ed una villain glaciale, spietata, misteriosa e determinata. Non sappiamo cosa la spinga realmente, se è la prossimità alla morte o meno.

Indubbiamente con questo episodio la Mano è diventata una minaccia più concreta e forte di quanto non lo fosse prima, più delineata e chiara.  Un buon inizio, diverso dal solito e visivamente di qualità in più di un inquadratura o cambio di scena, come quando Luke alza il cappuccio della felpa e si stacca su Jessica che fa il contrario.

L’inizio sembra promettere bene, anche se mi viene da pensare che otto episodi saranno pochi per questa serie. Resto fiducioso.

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