#SpidermanHomecoming – La Recensione

Il ritorno con un un film tutto suo di Spiderman, ora parte dell’MCU, era probabilmente il film della Marvel (anche se è co-prodotto con la Sony) attorno al quale vi erano più dubbi. Dubbi spesso inconsistenti e miopi, ma con cui è giusto fare i conti.

La sensazione che si aveva già avuto in Civil War è stata qui confermata: Spiderman è davvero tornato a casa. Ora la sensazione è che sia tornato per restare, ed il percorso di cinque film che lo riguardano annunciato dal gran capo Feige, lo confermano: sarà una trilogia più due Avengers probabilmente senza esclude la possibilità degli spin off targati Sony (Venom su tutti).

Il film, quindi.

La prima scena mette in chiaro subito una cosa: Peter Parker è sempre stato nell’MCU, semplicemente non lo sapevamo e non lo avevamo visto ancora. Come avviene questa rivelazione? Con una semplice scena, ambientata poco dopo gli eventi del primo Avengers tramite la quale assistiamo alla nascita del villain, l’Avvoltoio: un ruolo in cui non solo Keaton è perfetto, ma dove il look è perfetto. Non c’è una tutina colorata con le ali, abbiamo tecnologia e meccanica che Toomes adatta e recupera dalle scene degli scontri importanti degli Avengers assieme alla sua cricca.

Un modus operandi che nasce dalla necessità di avere un lavoro dopo che la Damage control gli ha sottratto quello di ripulire la scena dell’attacco dei Chitauri, nonostante lui avesse un accordo col comune e fatto investimenti importanti. L’Avvoltoio, nasce così, senza mutazioni, incidenti o chissà che altro: ed in 8 anni di lavoro criminale, di nascosto dalla famiglia, mette in piedi un’attività di riconversione di tecnologia aliena per fornire armi ai criminali comuni e già questa è una particolarità che separa le avventure di Spidey da quelle di Stark & Co.

C’è un livello più basso in queste avventure, non servono (in teoria) gli Avengers che intervengono in grosse situazioni di crisi: sebbene la tecnologia sia aliena, queste sono minacce di criminalità comune: traffico d’armi, furti… Peter lo vediamo perfino recuperare una bicicletta rubata, aiutare una vecchietta, compiere azioni normali pur essendo reduce da qualcosa di epico come lo scontro di Berlino: è davvero, l’amichevole Spiderman di quartiere e questo aspetto, questo tratto è mancato nei precedenti cinque film: quello di Maguirre (che era già un Parker universitario) ha affrontato subito Goblin, poi Doc Ock, per poi finire con Sandman e Venom, quello di Garfield (che meritava di più) si è scontrato con Lizard prima e poi Electro ed ancora un Goblin, senza considerare Rhino. Sono sette nemici che decisamente hanno poco di ordinario per come ce li hanno presentati, appaiono come una minaccia totale, per tutta New York mentre Avvoltoio fa solo affari, non attacca la città o le istituzioni e si scontra di Peter quasi per caso.

Quanto a Peter, beh il ritorno alla normalità dopo gli eventi di Berlino è traumatico ovviamente. Non può dire nulla a nessuno, deve terenere un profilo anche lui basso mentre attende speranzoso una chiamata da Stark per una missione: nel frattempo stressa la vita ad Happy Hogan con messaggi e telefonate quotidiani a cui non ha risposta, motivo per cui la frustrazione di Peter aumenta fino a farlo ribellare, manomettendo il costume datogli da Tony quando scopre che ha delle funzionalità bloccate: vuole saltare tutta la parte di allenamento e formazione, vuole tutto e subito credendosi onnipotente, finendo pure nell’arrogante.

Un comportamento che rischia di costare caro prima allo stesso Parker che nel primo faccia a faccia con Avvoltoio ed i suoi scagnozzi finisce in acqua rischiando di affogare (lo salva Stark in remoto grazie al localizzatore nel costume), poi ai suo compagni di scuola che riesce a salvare solo per il rotto della cuffia, ed infine a decine di passeggeri su un traghetto quando cerca maldestramente di fermare il traffico d’armi di Toomes: questo è quanto gli farà perdere il costume, che Tony si riprende, obbligandolo a tornare con i piedi per terra, a prendere sul serio la scuola e ad essere un ragazzo normale.

Non è quindi che assistiamo alle origini di Spidey, non vediamo il morso del ragno o zio Ben che gli fa la paternale: non ce ne era bisogno, lo abbiamo già visto, lo sappiamo. Sappiamo che quella è la sua origine come Spiderman, qui vediamo il suo cammino come eroe. Il suo percorso è questo: ottiene i poteri, fa qualche buona azione, attira l’attenzione di Stark, va in missione ma dopo dopo questo salto troppo grande deve tonare al secondo gradino, fare buone azioni, deve cadere per dimostrare di essere in grade e di esser degno di poter diventare un Avenger: deve capire cosa vuol dire essere un eroe e lo capisce effettivamente cadendo dalla sua arroganza da teenager pseudo-ribelle.

E quando Tony lo reputa degno maturo e responsabile, dopo che ha non solo evitato un furto ai suoi danni da parte di Toomes, ma ha salvato lo stesso Toomes, gli dice che è parte del tema ed ha una sua stanza, Peter educatamente declina l’invito a trasferirsi nella sede degli Avengers: vuole restare a New York ed essere l’amichevole Spiderman di quartiere.

Un percorso semplice, senza particolari intoppi e diverso dal solito quel tanto che basta per dare quel sapore di fresco che ci voleva: non è facile inserire un mondo in questo modo in una realtà già ben avviata e complessa come l’MCU, davvero complimenti a Marvel Studios e Sony.

In questo caos supereroistico c’è ovviamente la parte del liceo di Peter, dove tra insegnanti che se ne fregano, bulli, attività varie come il ballo scolastico ed amici che non sanno star zitti, per il nostro eroe non è una vita facile: quello che unisce i due mondi è una ragazza ovvero Liz Allan, la bella della scuola (che diversamente dai clichè è pure intelligente). Come li unisce? Semplicemente è la figlia (Adottiva? Non viene mai detto espressamente) di Toomes, ed è ovviamente ignara delle attività criminali del padre: il momento in cui Peter lo scopre, andando a prenderla per portarla al ballo (sì: alla gnocca della scuola piace lo sfigato. Le piace pure Spidey, ma ovviamente non sa chi sia), è scontato forse ma rinforza il fatto che Peter è un comunque un ragazzino (ha 15 anni) timido ed imbranato. Ed ovviamente Toomes non è scemo, quando Liz dice che Peter conosce Spiderman, inizia a far caso alla voce, e mette assieme i tasselli: gli dice chiaramente di lasciarlo stare di continuare pure ad essere Spiderman ma non deve intromettersi nei suoi affari, e non gli fa nulla solo perché ha salvato la vita a Liz: ma non esiterà un secondo ad attaccare per difendere la famiglia, su questo è chiaro.

Ed è questo che rende Avvoltoio un villain diverso dal solito, simile in un certo senso a Captain Cold di Flash. Un codice, una morale. Criminale sì, ma con un cuore, non spietato come Malekith, Stane o Ego: quando in carcere viene avvicinato da Mac Gargan che lo informa dell’idea di vendicarsi e gli chiede chi sia Spiderman (che lo ha sfregiato nello scontro sul traghetto), Toomes dice che non lo sa. In un certo senso è più vicino a Loki come tipologia che non ai cattivi classici.

Insomma, la storia si regge bene e fila. Un po’ ostico l’inizio della parte dedicata a Peter, ma è forse più per una questione di target: più adolescenziale rispetto al resto dell’MCU, ma è questo che è Peter Parker. Un ragazzino del liceo che si trova ad avere dei poteri, non è uno scienziato trentenne affermato e milionario. Non è un Tony Stark, pur essendo comunque un genio (si è creato lui il liquido delle ragnatele, per esempio). Ed in quanto adolescente, i suoi problemi non possono che esser quelli: il ballo della scuola, le prime cotte, gli amici scemi…

Sì ci sono degli aspetti negativi, e no… non sono quelli che vi potreste aspettare. Intanto disinneschiamo una bomba: Iron Man/Tony Stark c’è pochissimo. In proporzione è più presente nel trailer che nel film. Molto più presente è invece Hogan ed è qui che arriva la parte negativa. Hogan si rivela essere un coglione fatto e finito, qualcosa di completamente diverso da quanto visto precedentemente nella trilogia di Iron Man: qui è stronzo ed arrogante, tratta a male Peter senza motivo, lo sminuisce non prende in considerazione giusta quello che gli dice. E questo pur considerando che Peter gli lascia messaggi quotidianamente ed ossessivamente.

E sì, capisco che fosse comunque controllato da Tony, ma quando Peter dice che c’è un traffico di armi con tecnologia aliena, forse dirgli qualcosa sarebbe stato meglio (ed è una critica che vale pure per Tony): per forza poi uno fa delle cazzate…

A proposito di Happy. Finalmente ha smesso di portarsi dietro l’anello per Pepper: dopo che Peter declina l’offerta Avengers, Tony per dare qualcosa ai giornalisti che erano accorsi per la presentazione del nuovo vendicatore (con un costume ancora più figo), fa la proposta di matrimonio a Pepper. Oddio, lui non è convintissimo, anzi ne ha paura… ma la faccia di Hogan è impagabile.

Se vi aspettavate critiche sul casting da parte mia, siete capitati male. Non si tratta di difendere a spada tratta la Marvel e la Disney per chissà quale interesse, si tratta semplicemente di buon senso. Non siamo ai livelli della Torcia Umana nell’ultimo film dei Fantastici 4, la cui scelta poteva andare bene solo se veniva rispettata la famiglia (l’adozione è il vero tradimento ai personaggi, non l’etnia). Spiderman nasce nel 1962, vale a dire 55 anni fa: in quegli anni la società non era il melting pot attuale, i licei non erano così multiculturali, l’educazione non era accessibile a tutti, ma non solo questo: è proprio la cultura ad esser differente, un bullo oggi non farà le stesse cose di uno di 15 anni fa, figurarsi di 55… quindi che Flash Thompson non sia bianco, biondo, col fisico da atleta e picchi Peter ma sia un ricco, viziatello arrogante figlio di papà che fa il DJ alle feste e lo prende in giro pubblicamente mi sta bene, perché è sempre un bullo. In più c’è un altro aspetto in termine di rivalità: Flash è la riserva di Peter nella squadra del decathlon accademico (e vorrebbe buttarlo fuori).

Per usare le parole di Toomes: Il mondo è cambiato, dobbiamo cambiare anche noi.

E ci sta quindi, che Liz, Liz Allan, sia afromericana (lo è stata in un cartone, ma lì nessuno a disse nulla), magari un po’ meno il fatto che Betty Brant sia la copia sputata di Gwen Stacy. Mi sta anche bene, ma solo perché voglio vedere come si giocano la cosa, Michelle sia una nuova versione di MJ: non più quindi Mary Jane Watson, ma Michelle Jones. Il personaggio mi è piaciuto, vediamo ora cosa potrà essere, ma va detto che Feige ha smentito che sia una nuova Mary Jane. Vedremo.

Il future di Spidey è roseo, decisamente roseo. Per il secondo capitolo, mi aspetto più di un villain, di certo Scorpione, magari un abbozzo di Sinistri Sei. Non userei Goblin o un nemico classico, lasciandolo per il terzo capitolo.

 

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