#The100 – Praimfaya (S04E13) #SeasonFinale

L’ondata mortale sta per colpire ed è un corsa contro il tempo e contro tutto per sopravvivere lasciando la Terra.

Non dimenticatevi la nostra affiliata The 100 Italia.

Anche The 100 (DE CIEEENTOOOOOH!) chiude la stagione confermando quella che è la sua natura: sorprendere. Ed è una serie che può permetterselo visto che non ha stagioni lunghe che si trascinano con vuoti riempitivi, ma tende ad avere un ritmo mediamente e sempre con la storia in primo piano.

Certo, ci sono legami che nascono e muoiono così come problemi sempre più grossi da superare, come in questo caso la death wave, ma il tema principale di queste 4 stagione è uno: sopravvivere. E per sopravvivere si possono dover prendere decisioni anche non facili: le prendono i grounders come gli Skaikru, ma abbiamo visto farlo pure dai Mountain Man così come da Jaha e Kane.

Non dimentichiamo la premessa dell’arrivo di Clarke, Bellamy & Co: erano condannati a morire, prigionieri usati per capire se la Terra era tornata abitabile o meno. E non stiamo parlando di uomini e donne di una mezza età, parliamo di ragazzi le cui colpa a noi non sembrano tanto gravi: il caso più evidente è quello di Octavia la cui colpa è quella di esser nata dove per una coppia avere un solo figlio era obbligatorio per non intaccare le risorse della stazione.

Per forza poi una diventa una guerriera come lei: Octavia, più di Clarke, è il personaggio che meglio rappresenta il concetto della serie, perché fina da bambina ha dovuto cercare di sopravvivere. Solo che un tempo lo faceva nascondendosi, ora non più. Clarke è sì la protagonista ma più che altro rappresenta l’aspetto politico, è una leader quasi controvoglia e spesso destinata a fare cazzate, sente il peso delle responsabilità e cerca di barcamenarsi come può, un po’ a naviga a vista un po’ chiede consiglio.

Bellamy è invece un po’ nel mezzo tra le due figure: legato ad entrambe, è comunque una dalla mentalità militare, più propenso all’azione di quanto non lo sia Clarke, che rappresenta più la diplomazia. Ed è anche per questo che il rapporto tra di loro funziona, non solo a livello sentimentale che tutto un “non detto” (e non c’è neppure bisogno di dire): lui e Clarke sono i Di Nozzo e Ziva della situazione.

Dovendo trovare una pecca ad un buon finale come questo, direi senza dubbio l’aver azzerato o quasi la parte del bunker. Sì, d’accordo loro erano al sicuro, ma la cosa è stata chiusa troppo in fretta: il lato positivo, vista la titubanza e l’incertezza di Octavia come leader, è che potenzialmente c’è moltissimo materiale per la prossima stagione su questo fronte.

Spazio quindi alla disperata corsa di chi è rimasto fuori per andare nello spazio: una corsa che vede assente… Clarke, rimasta indietro per sistemare le comunicazioni e che no ha fatto così in tempo a tornare alla base: il suo gesto ha permesso a Raven, Bellamy, Monty, Murphy, Emori ed Echo (che tenta il suicidio ma viene fermata da Bellamy) di completare il viaggio e la missione di salvataggio.

Come abbiamo però visto, Clarke non muore sebbene investita dalla death wave (e vomita non solo l’anima ma pure la cena di Natale di quando aveva 8 anni).

E così, dopo aver visto la distruzione del mondo, abbiamo un salto temporale (FINALMENTE) di 6 anni e una settimana. Perchè finalmente? Perchè, ad esagerare, è passato un anno da quando sono tornati sulla Terra.

Con questo salto nel futuro scopriamo che non solo Clarke è salva (grazie al Nightblood) ma non è sola: con lei c’è Maddie, e ogni giorno ha tentato mettersi in contatto con chi era andato nello spazio, ma senza successo. Allo stesso modo, non è riusciuta a liberare l’ingresso del Bunker per i troppi detriti (anzi non sono riusciti: quindi c’è un popolo che è sopravvissuto): questo fa pensare che non si sia salvato nessuno visto che il tempo previsto era di 5 anni.

Non finisco qui le sorprese (per fortuna), e si buttan le basi per un semi-reboot dalla prossima stagione. Mentre Clarke manda il suo messaggio, ecco arrivare una navicella: dopo la speranza che fossero gli amici, ecco la rassgnazione e la paura. Il mezzo è della Eligius Corporation ed è adibita al trasporto di prigionieri (per la precisione si chiama Gagarin Prison Transport): non solo, a memoria, è più grande di quella con cui arrivò Clarke, ma è pure più stabile visto come atterra.

Ora quindi le parti sono invertite: Clarke è una grounder e gli altri sono invasori. Nuovi scenari e nuove, tante domande da porsi.

Siamo sicuri ad esempio, che Clarke e Maddie siano da sole? E come si sono incontrate sviluppando poi questo legamen madre/figlia?

Cosa ne è stato dei 1200 del bunker? E di profughi dello spazio?

Cosa vogliono questi nuovi arrivi? E perchè il mezzo ha quei due nomi? Qui mi permetto di buttare lì i miedi due cents.

Il fatto che ci sia il nome di Gagarin, il primo uomo nello spazio (o cosmonauta), fa pensare ai russi. L’arca non era l’unica struttura lancia in orbita? Direi che questo lo possiamo dare per certo, e poi non dimentichiamo che Clarke & Co hanno vissuto solamente nella costa est degli USA (TonDC era Washington, se ve lo siete scordato), ma non sappiamo nulla di altre popolazioni sopravvissute allo stesso modo dei Grounders. I nuovi arrivati potrebbero essere Grounder russi o di altri paesi di quell’area.

Poi c’è Sant’Eligio (Eligius), che è il patrono degli orafi (stando a Wikipedia: fabbri, gioiellieri, garagisti, maniscalchi, veterinari): unendo le due cose, mi verrebbe da pensare che questi prigionieri sono 1) navigati spietati criminali usati come forza lavoro e mandati lì per una missione bene precisa. Non si può comunque escludere che lì a bordo non ci sia qualcuno di familiare, non necessariamente come criminale.

Non ci resta che attendere ora la prossima stagione e pensa a come verranno gestiti non meno di quattro storie (Ring, Bunker, Clarke e i nuovi arrivi): non sarà un compito facile, anzi. Per Rotherberg è una grande sfida (e pure sfiga), ma l’aver chiuso il cerchio è un bel colpo di genio: ho buone sensazione per l’anno prossimo.

Lasciatemi infine ringraziare ancora una volta  The 100 Italia, per l’affiliazione e la visibilità dataci, e di fare un invito a chi se la sentisse di fare una donazione. No, non a noi ma ad un fondo che Eliza Taylor ha inaugurato da qualche mese per costruire una scuola in Thailandia: anche l’obiettivo è stato raggiunto non smettiamo di aiutarla.

Il link con tutte le informazione è questo: https://www.gofundme.com/elizataylorschool

“May we meet again…”

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