#Supergirl – City Of Lost Children (S02E20)

Mentre James rimette in discussione quanto fatto sino ad ora, un inaspettato attacco alieno colpisce National City. Rhea e Lena continuano a lavorare asssieme, ma la verità viene presto a galla…

Per essere un episodio con poco spazio per Kara (o come si suol dire, Kara-Lite) è stata un buon episodio, ma per essere un episodio incentrato su James è un episodio grandioso.

Non sono mai stato, e non sono il solo, particolarmente tenero con James ma con questo episodio forse son riusciti a sistemare l’orrida storyline in cui lo han cacciato. Non del tutto, ma  ma dopo aver costruito il tetto e le parete della casa, ne han gettate le fondamenta: non è così che di solito funziona, ma sorvoliamo.

Per come si eran messe le cose, James era diventata The Guardian perchè 1) si sentiva messo in disparte; 2) gli avevano rotto la macchina fotografica del padre. Dal “previously on” di questa settimana sembra quasi essere più la seconda.

Questo è il vero problema con Gurdian/Jimmy: è stato messo a fare l’eroe senza un motivo, solo per fargli fare qualcosa di diverso. Questo è un errore tipico della DC al cinema, e vederlo in TV è strano. Oliver Queen è spinto da una promessa fatta al padre, Barry Allen ottiene il potere della velocità dopo un incidente e vuole scagionare il padre, Kara è un aliena che vuole proteggere la Terra che l’ha accolta… ci sono delle basi ben più solide persino per Ray Palmer: quelle di Jimmy sembrano più dei capricci e poco altro.

Quanto successo ha la sua missione? Poco, molto poco. Talmente poco che pure le vittime dele aggressione che lui sventa ha paura di lui: e finalmente questo lo fa riflettere, tanto da mettere in discussione tutto. L’occasione per rifarsi però non tarda a presentarsi ed è DECISAMENTE efficace nel riabilitarlo quel tantinello che basta per renderlo più accettabile.

Come riescono a risistemare il tutto? Ok, non lo fa ma aggiusta il tiro in maniera netta con una cosa chiama autocritica: è lo stesso James a dire di aver fallito, che Guardian non è quel simbolo di speranza e fiducia che voleva essere, la gente ha paura di lui ed ovviamente non gli è grata.

Cosa fa quindi Jimmy? Diventa un eroe in piccolo, gettandosi su una persona in pericola quanto un’aliena (di una razza pacifica) sferra un attacco in pieno centro: tutti vedono Supergirl tenere sollevata una macchina, ma Jimmy non ha esitato a buttarsi (in abiti civili, quindi riconoscibilissimo) per salvare una persona: e non è forse questo quello che fa un eroe? Ma questo è solo l’antefatto del percorso che lo vediamo intraprendere: mentre il DEO indaga per capire chi sia e dove si nasconda questa aliena additata da tutti come terrorista, Jimmy nel suo tour come Guardian incappa nell’informazione utile e ne rintraccia il figlio.

Un bambino (Marcus) spaventato quello che Jimmy trova, e per tranquillizzarlo, per fargli capire che non deve temere nulla si toglie l’elmo. Quando poi Alex e gli altri del DEO provano a parlargli, Marcus non apre bocca e Jimmy suggerisce che forse potrebbe parlargli lui: un’idea scartata con frettolosità e durezza eccessiva da J’onnz (che poi sarà decivo e spronerà un ormai scoraggiato Jimmy) ma appoggiata da Alex.

Ovviamente è l’idea giusta perché poco alla volta Marcus si apre e lo stesso fa Jimmy, raccontando di bullismo, dei problemi che avuto da ragazzo, del padre in guerra (ed anche il padre di Marcus era un soldato), dell’aver trovato degli amici (Jimmy parla di Kal El): si forma un legame tra di lor insomma per quanto forzato ed affrettato forse. Tuttavia funziona, la narrazione è fluida e anche se ci saranno altri episodi come il primo (ma con Marcus ad agire), vediamo quanto si impegni James nel proteggere non solo lui, ma anche la madre… e gli altri alieni della stessa razza, nascostisi assieme in un magazzino dopo quanto successo.

Possiamo parlare di una riabilitazione per lui? No, non del tutto. Di certo è la dimostrazione che un attore può fare tanto ma se la sceneggiatura non ben curata, le cose vanno male: in questo caso per James hanno scritto qualcosa di semplice e buono, toccando i tasti giusti ed ha funzionato. Non è stato insopportabile come lo era di solito, bisogna essere onesti: non c’è bisogno di attaccare per partito preso.

Siamo abituati ad avere due storie ben separate in Supergirl, e così a rigor di logica, la questione di cosa stiano progettando Lena e Rhea dovrebbe essere qualcosa di diverso. Invece non lo è: a causare gli attacchi violenti di Marcus, della madre e degli altri alieni è proprio quello a cui stanno lavorando. Allo spettatore era già diventata chiaro da subito, ma non è questo il punto. 

La cosa interessante del vedere Lena e Rhea assieme è come le dinamiche tra loro non siano poi tanto diverse da quelle di Marcus e Jimmy. Certo c’è una differenza dovuta al fatto che abbiamo incrociato i due personaggi più di una volta e quindi le conosciamo meglio, ma non per questo è meno evidente come Rhea faccia da mentore a Lena e la tratti in modo tale che lei si fidi.

La differenza tra i due mentori è ovvia: mentre Jimmy è mosso dal bene, vuole aiutare e proteggere, Rhea usa Lena, tendendole una trappola sfruttando il suo conflitto con la figura materna, il desiderio di rivalsa e di affrancarsi dall’ombra dei Luthor.

E a cosa porta questo? All’arrivo, tramite il portale che una volta azionato Lena non riesce a chiudere, di centinaia di astronavi daxamite pronte a prendere possesso della nuova Daxam, come dice Rhea. Astronavi che Supergirl non può far altro che passivamente osservare  staglairsi sulla città.

La situazione per le ultime due puntate è bella tosta, non c’è che dire. Kara, Mon El (che ha apenna puntata una pistola contro la madre) ed il DEO dovranno ricorrere a non pochi sforzi per supeare la scrisi e slavare non solo national City ma la Terra.

Insomma, una cosetta leggera…

 

 

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