#DoctorWho – Smile (S10E02)

Il Dottore e Bill  si trovano su una delle prime colonie terrestri dove dovranno risolvere un terrificante mistero.

Se non fosse già stato chiaro nella prima puntata, qui viene ribadito con forza: Bill è una companion con i controcojones, fa domande diverse, è cocciuta, curiosa e molto sveglia.

Detto questo, passiamo alla puntata e diciamo che non è una puntata semplice e leggera. Cioè… lo è a tratti, ma il terrore è dietro l’angolo: tipico di Moffat!

E, giusto per non farsi mancare nulla, ci buttiamo nel mezzo un po’ di critica politica e sociale (le migrazioni) con una spruzzatina di filosofia e sci-fi classico, con la questione dell’intelligenza artificiale che diventa senziente ed autonoma.

Bill decide la destinazione del primo viaggio, ed opta per il futuro: finiranno sulla prima colonia terrestre dopo che la Terra è sconvolta da grandi cambiamenti. Non è una novità, la questione delle colonie terrestri e della fuga dalla Terra è stata affrontata più volte, da The End Of World, ad Utopia fino a The Beast Below.

Non è però una colonia normale: è una colonia che si sta ancora formando,  si stanno preparando le coltivazioni, le abitazioni… ci sono alcuni umani e molti robot, i quali hanno un compito: mantenere la felicità delle persone. Come fanno? Grazie a delle spille che fungono da interfaccia con i robot indicando il morale di chi le indossa: badge che una volta indossati, finiscono automaticamente sulla schiena della persona così che nessuno sa come si sente veramente, ma tutti gli altri sì. Un capovolgimento di quello che accade normalmente.

Ed è qui che le cose vanno male, perchè i robot iniziano ad uccidere: questi robot sono in realtà dei nanobot, sono come uno sciame di api… misto a piranha, visto che riescono a ridurre le persone ad un mucchitetto di ossa.

Questo però accade prima dell’arrivo del Dottore e Bill: a loro spetta il compito di indagare sul perchè non vi siano umani su questa colonia e capire cosa stia accadendo.

Dopo aver scoperto dei teschi inizia la vera missione dei nostro duo, con relativa fuga dalla base, chiamiamola così, verso il TARDIS dove il Dottore impone a Bill di restare mentre lui farà esplodere la struttura. Figurarsi se Bill lo ascolta.

In questa prima parte, notiamo subito due particolarità. I nanobot che uccidono si staccano da parti della base: lo vediamo mentre Bill ed il Dottore scappano, lo stesso dottore confermerà la cosa sottilineando come si trovino, traducendo letteralmente, nella pancia della bestia. Sono in trappola, non possono esser tristi o verrebbero uccisi (ed è per questo che è tutto un sorriso finto).

L’altra cosa è che i robot (che si esprimo con emoji: da qui il termine emojibot) che danno il benvenuto, quelli che consegnano le spille non sono altro che delle interfacce a loro volta per comunicare con i nanobot.

Mentre sta per far esplodere tutta la struttura, il Dottore capisce, grazie a Bill, imbattutasi in un bambino, che ha interpretato male la situazione: gli uomini sono già sulla colonia, ma solo in stato di ibernazione. E non è la sola cosa che ha interpretato male, è tutto un fraintendimento.

Grazie a Bill ed all’archivio storico a bordo dell’astronave (che era è inglobata nella struttura) si risolvono i misteri.

I nanobot (o meglio i Vardy) sono programmati per mantenere la felicità delle persone, ma al tempo stesso hanno sviluppato una proprio intelligenza. Per mantenere la felicità, devono eliminare la tristezza e quando avviene la prima morte tra i colonizzatori deducono che uccidere elimina la tristezza: così, lutto dopo lutto invece la tristezza aumenta e diventa un massacro.

I nanobot non avevano modo di gestire diversamente la situazione perchè per loro era un concetto nuovo quello del lutto e si sono adattati come potevano. Un concetto questo, quello del danno non voluto che non viene compreso però da alcuni deli umani che si sono risvegliati e sono pronti a muover guerra contro i nanobot (come se fosse semplice).

La distruzione di un Emojibot è quello che serve al Dottore per salvare la situazione: grazie al cacciavite sonico resetta la memoria dei bot che così non ricordano di aver ucciso la gente. Si genera, con il riavvio, un’esplosione di luce che stordisce tutti.

Ripresi i sensi, inizia una nuova era.

Il Dottore infatti si offre di negoziare un accordo trai Vardies e gli umani, spiega loro come stanno le cose… insomma, arrangia tutto per bene. Si offre anche di concordare l’affitto (bellissima la risposta dell’Emojibot). Già perchè i Vardies ora sono una nuova specie, e quel pianeta è la loro casa: gli umani, che son scappati e che volevano muover guerra contro di loro, non sono i padroni ed han perso quel diritto.

Così la situazione è risolta, senza altre vittime, senza altri conflitti. Il Dottore e Bill tornano all’università senza che Nardole se ne accorga… no, non ce la fanno. Si trovano infatti nella Londra vittoriana, per un nuova avventura, questa volta nel passato.

Dunque cosa c’è di particolare in questa puntata? Diverse cose.

Prentiamo ad esempio il nome dell’astronave che ha portata lì la popolazione. Si chiama Erehwon, e questo potrebbe non dirvi molto: leggete al contrario, è Nowhere. Ovvero, Utopia.

Ed Utopia non è solo un riferimento all’opera letteraria, può esser anche altro… Ad esempio un riferimento al Maestro (Stagione 3, per la precisione). Non può essere una coincidenza visto che vedremo quel Maestro: il buon Moffatt (che adesso ci fa aver paura pure delle emoji!)  sta disponendo le pedine per un finale grandioso che riallacci tutta la sua opera da quando ha preso in mano la serie. Se ci riesce senza buchi narrativi, compie un miracolo.

I Vardy poi, sembran qualcosa di già visto: in un primo momento mi veniva da pensare a Vashta Nerada, ma essendo dei robot non reggeva molto. Ecco allora un, forse involontario riferimento, ai naniti di The Empty Child, come mi ha fatto notare un’amica (Chiara Liberti) su Facebook. Moffat si sta spingendo decisamente oltre con le sue idee andata a prelevare dall’era di Davies, e questo è solo un bene: sottolinea una volta di più quello che alcuni fan non vogliono capire, ovvero che è tutto parte del mito di Doctor Who.

Quale è il messaggio che ci lascia il dottore in questa puntata? Quello di perdonare per andare avanti. Tendere la mano, parlarsi, costruire qualcosa assieme. Come disse la scorsa stagione, SIT DOWN AND TALK!

C’è anche un altro piccolo messaggio in questa storia, ed è quello di come vengono accolti profughi ed immigrati. Il Dottore in questo caso si dimostra, diciamolo pure, un po’ stronzo. I Vardies vengono pagati per ospitare gli umani: persone che scappano dalla guerra, dalla fame, dalla carestia, dalla povertà, costretti a pagare e magari pure sfruttati per dei compiti, solo per poter stare lì.

In più c’è l’aspetto dei popoli invasori ed è interessante come questa volta ad invadere siano la razza umana e non una razza aliena: ogni tanto cambiare prospettiva fa bene. E dovremmo ricordacelo più spesso. E c’è chi fa pure notare come quella devi Vardies e degli Emojibot siano una metafora dell’autismo.

Riguardo i Vardies (che devono il nome ad un esperto di robotica e non al calciatore del Leicester) c’è una cosa che non mi è andata giù. Il fatto che il Dottore abbia cancellato loro la memoria dopo il discroso fatto da Bill nella scorsa puntata. Stride parecchio come scelta secondo me.

Abbiamo anche qualche informazione in più sulla misterosa cassaforte. Il Dottore non può lasciarla incustodita perchè è successa una cosa e per questo ha fatto una promessa, quella di non lasciare la Terra. Lo dice pure Nardole, che vediamo poco in questa puntata ma che molto rompiballe.

Ovviamente resta sul vago, ma  sappiamo che il Dottore si è autoconfinato sulla Terra: attenzione, non è neppure la prima volta che accade questo tipo di esilio visto che acadde già col terzo Dottore, anche se lì furono i Time Lord ad esiliarlo una volta fatto rigenerare. Ancora rimandi, più o meno indiretti: quanto narrato dovrebbe accadere più o meno intorno all’avventura del 4° Dottore “The Ark In Space.

Sappiamo cosa è nascosto dentro la cassaforte? O a chi abbia fatto questa promessa? No, ovviamente, e va benissimo così. Intanto ci possiamo godere i battibecchi tra Nardole ed il Dottore, con il primo che sembra esser lì non tanto per volere dello stesso Signore del Tempo, quanto più per assicurarsi del mantenimento della promessa.

La prossima puntata, come detto, è nella Londra vittoriana. Sembra che Bill stia avendo un inizio molto simile a quello di Rose. Solo che qui abbiamo una companion che è pronta a puntare i piedi ed è tosta, ai livelli di Donna. Ora, butto lì un’idea folle: e se Bill fosse un mix delle ultime companion? Come una creazione, un’anomalia, qualcosa di fatto a tavolino…  Oh, l’ho detto che era folle! E non dimenticate come Bill abbia già inquadrato il Dottore.

Una seconda puntata che ha retto benissimo, non leggera… molto Black Mirror in certi frangenti. E, soprattutto, che prova a far riflettere.

PS: Capaldi non perde occsione per buttare lì l’indipendenza scozzese eh!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...