#Sherlock -The Lying Detective (S4E02)

Dopo un avvio “forse” in sordina ( mettere il forse è d’obbligo, perché a mio avviso, The Six Thatchers, è stato un ottimo episodio. Forse un po’ troppo confuso sotto alcuni aspetti, ma pur sempre un ottimo episodio), Moffat e soci riescono a confezionare uno degli episodi più belli, dell’intera serie.
The Lying Detective non è solo un episodio.
The Lying Detective è una vera e propria chicca telefilmica. Una corsa folle su un binario sterrato, una sfida tra due menti a dir poco geniali, giocata sul filo di un rasoio.

Moffat voleva stupirci e voleva tenerci con il fiato sospeso, sino all’ultimo secondo della puntata. E… c’è riuscito.

sherlock

Prima di passare alla recensione vera e propria, vi ricordo di passare dalla nostra Pagina Facebook.

Cosa abbiamo imparato nel corso degli anni?
Quale è stata la lezione più grande, che Sherlock ci ha impartito?
“Nulla è mai come sembra”
Dovevamo tenerne conto e dovevamo concentrare le nostre attenzioni, sui piccoli indizi forniti, durante l’episodio.
Sherlock è impazzito.
Sherlock si sta distruggendo.
Sherlock è semplicemente Sherlock.
Non esiste una vera e propria certezza con lui, non sapremo mai dove porteranno le sue azioni, ma cosa ci ha insegnato? Ogni sua azione ha sempre un suo fine. Non lascia mai nulla al caso e dovevamo immaginare che dietro il suo comportamento folle, vi fosse qualcosa di più del semplice dolore e del senso di colpa, dato dalla perdita di Mary e dall’allontanamento di Watson.

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Doveva spingersi sino all’Inferno – e sto citando le parole postume di Mary – per risalire e riportare con se, il suo migliore amico.
Aveva bisogno di una spinta e di nuova linfa, per poter tornare a brillare.
E la spinta è arrivata.

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Prima di tutto vorrei spendere due parole in merito a Toby Jones.
Quest’uomo ci ha regalato uno dei migliori cattivi, in grado di tenere testa a Sherlock, mai creati da questa serie. Un cattivo spietato e meticolosamente attento ad ogni dettaglio, capace di uccidere per il puro gusto di farlo.
Un cattivo, ahimè, sin troppo reale.
Non avevo grandi dubbi su Toby. Da brava Whovian, non ho mai dimenticato la sua interpretazione del Dream Doctor ed il ruolo che egli ha giocato per Undicesimo.
Ma in questo caso, sono rimasta piuttosto colpita dal livello di recitazione dimostrato. Ha tenuto in scacco Sherlock, lo ha portato a rischiare la propria vita – non è una novità, lo sappiamo, ma in questo caso la posta in gioco era ben differente – ed è riuscito a scalfire persino, il muro messo in piedi da Watson.
Serviva un cattivo simile. Serviva qualcuno in grado di sostituire – e non mangiatemi per questo, perché so da sola che nessuno potrà MAI realmente sostituirlo – Moriarty, nella mente di Sherlock. Qualcuno che gli desse la spinta necessaria, per tornare ad appassionarsi con tutto se stesso ad un caso.
E che riuscisse, anche se involontariamente, a ripristinare il meraviglioso rapporto ed il sodalizio tra lui e Watson.
Culverton  Smith incarna una tipologia di cattivo, sin troppo attuale. Un cattivo dotato di potere ed in grado di influenzare l’opinione pubblica.
Un cattivo che porta ognuno di noi a chiedersi – e lo chiede espressamente anche a Sherlock e Watson – cosa avverrebbe se, qualcuno dotato di un immenso potere, decidesse di divenire un assassino. Si potrebbe incastrarlo? Si riuscirebbe a porre un freno alla sua follia omicida, o il potere avrebbe la meglio persino sulla morale?

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Come detto in precedenza, Culverton Smith, ha avuto persino il potere di creare una situazione tale, da consentire il riavvicinamento di Sherlock e Watson.
Perché Watson, esattamente come Sherlock, non ha fato altro che cadere e cadere, sempre più a fondo. La morte di Mary lo ha profondamente segnato e nonostante il suo sostenere di non incolpare affatto Sherlock per l’evento in questione, non riesce a trovare il modo di rivedere il suo vecchio ed unico amico.
Affrontare Sherlock avrebbe significato dover fare davvero i conti con la morte di Mary. Avrebbe significato il dover ammettere di continuare a rivederla e di continuare a parlare con lei, anche se solo all’interno della sua testa.
Avrebbe significato l’ammettere di essere vulnerabile e devastato, incapace di reagire al dolore ed incapace di andare avanti. Sherlock lo avrebbe compreso meglio di qualsiasi altra persona al mondo. Lo avrebbe letto come un libro aperto e Watson non poteva permetterselo.
E qui entra in gioco quell’angelo su Aston Martin, che risponde al nome di Mrs Hudson.
Che in questo episodio merita molto più di una menzione speciale, poiché è la fautrice dell’incontro tra Sherlock e Watson.
Credetemi: LA AMO.
Credo di non aver mai amato tanto questo personaggio e la sua interprete. Una donna minuscola, capace di tenere testa ad Holmes e rinchiuderlo in un bagagliaio. Capace di sfrecciare sulla sua Aston Martin a tutta velocità, rimbeccare Watson ed urlare lui in viso quanto entrambi stiano male e quanto Sherlock sia in pericolo. E capace di mandare al diavolo Mycrof Holmes, definendolo “Rettile”.
Una donna tutta d’un pezzo. Meravigliosa, davvero!

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Non posso tralasciare neanche la figura di Mary Watson.
La sua morte mi ha letteralmente sconvolto – e non penso abbia sconvolto solo me- ma persino dall’oltretomba ed attraverso il subconscio di John, Mary riesce a trovare il modo di scuoterlo e di ricordare al marito, quanto sia importante salvare Sherlock.
Mary sapeva.
Sapeva che John e Sherlock dovevano salvarsi a vicenda. Sherlock doveva arrivare sino all’Inferno – e c’è stato – per salvare John. E John doveva salvare Sherlock per riuscire a salvare se stesso. E così è stato.

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Ed infine arriviamo all’ultimo colpo di scena dell’episodio. Che ci ha lasciati con un bel cliffhanger, in grado di tenerci con il fiato sospeso sino al prossimo episodio.
Eurus Holmes. Sherrinford.
Il mistero che per molto tempo ha concesso a migliaia di teorie, di essere sviluppate, finalmente ha un volto ed un nome.
Eravamo tutti talmente convinti che esistesse un terzo fratello Holmes, da non aver pensato che potesse trattarsi invece di… una sorella.
Una sorella che non sembra particolarmente positiva. L’abbiamo vista trarre in inganno Sherlock – anche se, il suo inganno, in qualche modo è riuscito a metterlo sulla buona strada contro Culverton Smith – e trarre in inganno persino John.
La rossa dell’autobus.
La figlia di Smith.
Ed ora la psicoterapeuta di John.
La vera domanda però è un’altra: perché?
Per quale motivo generare anti inganni, ai danni di John e Sherlock? Per quale motivo è ancora in contatto con Mycroft? E soprattutto: Mycroft sapeva? E’ al corrente di qualcosa?

Probabilmente alcuni quesiti non avranno facile risposta. Conosciamo Moffat e sappiamo bene quello che è in grado di fare. Sappiamo ancor meglio che – e lo ripeto ancora una volta – NULLA E’ COME SEMBRA in Sherlock.
A cosa dovremo prepararci adesso? Cosa ha intenzione di fare Eurus?
Come reagirà Sherlock?

Concludo la recensione parlando della scena che ho preferito. Una delle scene più toccanti e necessarie, per affrontare il ricongiungimento dei due amici.
Un semplice dialogo – dal quale apprendiamo che Sherlock è ancora in contatto con Irene Adler – capace di riportare ogni cosa al suo posto.
John che finalmente si abbandona al pianto ed al lutto, stretto dall’abbraccio del suo migliore amico. Sherlock che FINALMENTE ammette di possedere delle debolezze umane.
Era necessario.
Era qualcosa di dovuto ad entrambi i personaggi. Qualcosa che entrambi meritavano di avere e che finalmente hanno ottenuto.

Vi abbandono, lasciandovi con la citazione recitata da Sherlock ad inizio episodio.
Si tratta di una citazione tratta dall’Enrico V di William Shakespeare.

Alla breccia, miei prodi. Un altro assalto!
uccideremo il varco con il cadavere dei nostri inglesi.
Stringete i denti, dilatate le vostre nari,
trattenete il fiato,
tendete l’arco delle vostre forze fino a spezzarlo,
avanti avanti nobilissimi inglesi.
Il vostro è il  sangue di valorosi padri
assuefatti al mestiere della guerra;
e voi, miei bravi fanti,
voi, corpi fabbricati in Inghilterra,
mostrate qui di qual pastura siete
Io non ne dubito
perchè non c’è nessuno che, 
non abbia nei suoi occhi una scintilla di nobiltà.
Vi veggo tutti pronti,
impazienti come levrieri al laccio,
ad avventarsi via. La caccia è aperta.

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2 pensieri su “#Sherlock -The Lying Detective (S4E02)

  1. Penso sia il mio episodio preferito della serie. Non riesco a trovare qualcosa che non mi sia piaciuto o che non mi abbia emozionato.

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