#RogueOne – A #StarWars Story: La Recensione

Si torna nella Galassia Lontana, ma questa volta ai tempi di quando Darth Vader imperava per assistere alle imprese di un gruppo di ribelli decisi a fermarlo.

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La grande industria del male, nota come Disney ha colpito ancora. Mentre però gli alternativi/intellettualoidi disquisiscono su come la saga sia da consdierare morta perchè in mano a dei capitalisti/affaristi (ad Hollywood… Ma dai?) c’è chi preferisce fare la cosa più semplice del mondo: prendere, andare al cinema e godersi un film.

Rogue One non è perfetto, eppure è lo spinoff/prequel di cui non sapevamo di aver bisogno. Perchè adesso abbiamo esattamente il punto di unione tra le due trilogie (Il risveglio della forze è parte della terza anche se non è completa ancora): perchè quando la storia iniziò ci trovammo già nel mezzo degli eventi, non sapevamo come si fosse arrivati a quel punto e come i ribelli avevano scoperto il punto debole della Morte Nera.

Ora, grazie ad un idea di 10 anni fa (mi spiace deludervi: non è un’idea della Disney questo film) lo sappiamo. Cambiano le cose? No: non cambia la storia della saga, la rende solamente più dettagliata. E questo per i prossimi spin off alza di molto l’asticella.

Torniamo però a Rogue One.

swa-rogueone-2In che categoria possiamo metterlo? Ok, è Sci-Fi, ma è più un film di guerra calato in quella galassia, con un forte rimando a quel mondo che Lucas usò, in parte come ispirazione, ovvero le opere di Kurosawa: lo spirito nipponico, m sarebbe meglio dire orientale, è impersonato alla perfezione da Donnie Yen con il suo Chirrut Îmwe, al parti del suo compagno/bodyguard Baze Malbus.

E forse non è un caso che siano i personaggi che visivamente colpiscono maggiormente e siano i meglio riusciti nella loro semplicità: il combattente cieco, quasi uno shaolin, riflessivo e calmo dal look semplice del primo e “antico” ed i muscoli, con armi da fuoco, più istintivo e dal look moderno del secondo.

Gli altri personaggi funzionano, sia chiaro, ma un bambino che vedesse il film non credo che uscende si metterebbe a impersoanare per gioco Cassian Andor, o Jyn Erso…Men che meno Saw Guerrera, che al pari di K2-So, è il meno convincente di tutti: forse vedendo la serie animata (il personAggio nasce in The Clone Wars) lo apprezzerei maggiormente, ma qui non ci siamo secondo il mio modestissimo parere.

Jyn, ad esempio, è il motore degli eventi ed il suo ruolo cambia nel corso del film: da mezzo per arrivare al padre Galen (impalpabile la sua presenza) ed all’arma dell’impero diventa la persona che dà ai ribelli la spinta necessaria per vincere poi la guerra come sappiamo, e lo vediamo quando cerca di convincere il consiglio dell’alleanza a non mollare. Non ci riesce, ma se non convince a pieno i politici, convince gli uomini. Ed è così che un gruppo ribelle di ribelli, gente che non ha nulla da perdere e tanto da farsi perdonare diventa Rogue Uno: gli eroi di una storia fino ad oggi mai raccontata.

swa-rogueone-4Ed il cammino di Jyn è perfetto nel suo finale: ha fatto quello che doveva fare, non resta altro. Un sacrificio inevitabile a quel punto, per lei come per Cassian. E prima di lei pure K2-So si sacrifica ed è, pur essendo una macchina, un robot, consapevole di morire ma di farlo per qualcosa di giusto e superiore: aiutare gli umani a vincere.

Eroi mai celebrati di una guerra. Ecco, questa è forse la definizione migliore che posso trovare per i Rogue One. Persone che non sono vicine alla forza, ai jedi o al lato oscuro: sono perfettamente imperfetti. Sono, in pratica, normali.

I cattivi? Piccole note sull sfondo. L’unico vero cattivo lo vediamo solo alla fine ed è, ovviamente Vader. Tarkin (riproposto parzialmente in digitale) con la sua palese stronzaggine non ci è nuovo e si vede tutto sommato poco, mentre Krennic è davvero poca roba, più un pupazzetto non solo di Tarkin ma anche di Vader la cui unica preoccupazione è il potere: la sua dipartita non fa neanche gioire.

Poi però arrivano gli ultimi minuti un cui arriva lui, Vader. E si dimostra essere ancora una volta uno che prende nomi e scalcia i culi: da quando sale a bordo per recuperare lui in prima persona (perchè tanto Tarkin quanto Krennic sono degli inetti) i piani trafugati è tutto un star col fiato sospeso anche se sappiamo come finirà (beh più o meno). Ribelli strozzati, gettati in aria, colpi respinti come se fossero palline di carta e rispediti al mittente.

I piani però come sappiamo però finiranno in mano all’alleanza ribelle, ma la vera sopresa è nell’ultimissima scena quando a prenderli in mano è… la Principessa Leia (anche lei resa giova grazie al digitale).

E quel suo parlare di speranza, magari pure nuova, racchiude definitivamente quello che è il messaggio della saga.

Rogue One: A Star Wars Story L to R: (Felicity Jones) & (Diego Luna) Ph: Film Frame ©Lucasfilm LFLUn film di guerra dicevo, e i riferimenti ai conflitti mondiali non mancano: se la battaglia finale potrebbe essere tranquilla mente una fusine tra lo sbarco in Normandia e Pearl Harbor, l’attacco a Jedha City e gli eventi precedenti potrebber essere tranquillamente eventi in atto nel Medio Oriente attuale. La statua Jedi che abbaimo visto nel trailer e che rivediamo anche nella pellicola non è forse tanto differente dalle statue dei Buddah o dalle rovine di Palmira distrutte dall’ISIS.

Rogue One non è un capitolo di Star Wars nuovo. Sono le pagine di libro che si sono staccate rimaste a terra: non le più importanti, magari, non quelle che cambiano il senso della storia: solamente quelle che ci danno un quadro più ampio e completo.

E per questo funziona dannatamente bene. Per i prossimi spin off l’asticella è messa molto in alto.

 

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