#The100 – Stealing Fire (S3E09)

Adesso con quale coraggio io vi potrei scrivere ‘bentornati’ o ‘bentrovati’? Non c’è nulla di ‘ben’, non c’è un bentornato e non c’è un bentrovati.. C’è solo una conferma: noi fans di The 100 rappresentiamo il 14° clan: i Mainagioiakru.
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Non c’è tregua e non c’è gloria per nessuno in questa serie, non c’è pace e non c’è gioia.. C’è solo un continuo vedere i migliori che se ne vanno, un incessante delirio di onnipotenza che va a colpire costantemente chi, a nostro avviso, non andrebbe colpito.. Credo che pochi ritorni da uno hiatus siano stati amari e dolorosi quanto questo.. Nemmeno il tempo di asciugarci del tutto gli occhi per la morte di Lexa ed eccoci di nuovo qui a saccheggiare il box dei fazzoletti presente sulla scrivania di ogni addicted, questa volta per Lincoln.

Doverosa premessa: che Lincoln fosse in procinto di dirci ciao ciao era nell’aria: alcune settimane fa è uscita la notizia che Ricky Whittle, l’attore che appunto interpreta Lincoln, stesse per lasciare il cast di The 100.. Sui motivi però è ancora oggi buio pesto: c’è chi sostiene che si tratti semplicemente del fatto che sia dovuto alla sua partecipazione ad un’altra serie, American Gods, ma su Twitter è circolata la voce, messa su dalla madre di Ricky, che abbia subito atti di bullismo dallo stesso Rothenberg. Difficile stabilire se questo sia vero o meno [fermo restando che trovo abbastanza degradante il fatto che una madre vada su Twitter a lamentarsi di cose presumibilmente subite dal figlio.. Soprattutto nello show biz non è questa gran bella pubblicità], ma rimane comunque la perdita di uno dei pilastri della serie.

La serie è forte e ben strutturata, non fa altro che dimostrarlo: è una serie incapace di andare semplicemente dal punto A al punto B, per farlo tocca tutte le lettere dell’alfabeto. Certo, quando abbiamo deciso di seguire The 100 sapevamo di andare ad imbarcarci in una serie dove la morte e il dolore sono delle costanti con cui ci saremo confrontati spesso [sembra che superare i 40 in questa serie sia un lusso concesso a pochi], ma ciò non toglie che ogni volta sia un colpo al cuore. Stavamo appena iniziando a rialzare la testa nel vedere che Monty e Bellamy sono tornati dalla parte giusta, e ci troviamo di nuovo a sprofondare. Per carità, sono sempre stata la prima ad elogiare la capacità di The 100 di non guardare in faccia alla definizione di mostri sacri e di avere le palle di portare avanti scelte magari impopolari senza mai piegarsi a 90 davanti alle richieste pressanti dei fans [perché ammettiamolo: noi fans, quando ci mettiamo, siamo dei veri rompicoglioni che farebbero scappare la pazienza anche ai santi] e continuo ad elogiare questa capacità che in pochi hanno.. Forse, spesso ci troviamo a perdere di vista che cosa è davvero The 100 e che quindi alcune cose che tanta sofferenza ci causano sono il vero pane quotidiano di un simile contesto: un contesto dove l’idealismo uccide quanto il potere, senza distinzioni.. Dove il passo tra ‘re del mondo’ e ‘re del nulla’ è meno che breve.. E dove i verginelli non esistono, dove nessuno è puro e immune a certi giochi. In The 100 non esistono il bianco e il nero, non esistono i buoni e i cattivi.. Esistono solo personaggi a tinte grige che attraversano agilmente il confine tra giusto e sbagliato a seconda di ciò che la sopravvivenza richiede. Resta tuttavia un punto fermo: attraversare troppe volte quel confine come ha fatto il nostro Bellamy ad esempio, non fa di lui un personaggio versatile ma lo rende inaffidabile agli occhi della sua stessa sorella. Bellamy ha giocato per troppo tempo il ruolo della folle banderuola segnavento, e ora che ha trovato la sua giusta direzione [ossia contro Pike] non trova gli appoggi che si aspetta.. Come, forse, è giusto che sia: Bellamy si è fatto un sacco di nemici durante il suo folle affiancamento a Pike e al suo atteggiamento bellicoso nei confronti dei Grounders, Octavia in primis.. Ed è ovvio che ora Octavia non creda al suo repentino cambio di schieramento.

Intanto, a Polis/Polaris, la morte di Lexa richiede che un nuovo comandante prenda il posto del precedente.. Qualcuno però non vuole correre rischi non calcolati, e la decapitazione di massa di tutti i bambini di sangue nero ne è la prova: tra essi c’era il successore eletto da Lexa, Ande. Questo costringe Titus con le spalle al muro, obbligandolo a fidarsi di Clarke e nominandola Flame Keeper. E questa è una delle cose che non ho apprezzato.. Non per un’antipatia generale verso Titus o chissà che, quanto per il fatto che i cambiamenti repentini come questo tendono a non piacermi per niente. Ma è chiaro che anche qui si faccia di necessità virtù, sostanzialmente.

Facciamoci forza, ragazzi miei.. La stagione è ancora lunga.. E chissà quante dobbiamo ancora passarne!

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