#Vikings – Promised (S4E05) #HistoryVikings

Se, ai tempi, il paganesimo è stato scalzato dal cristianesimo oggi è accaduto l’esatto contrario: l’intera crew degli idoli cristiani fino al Nono Coro Angelico ne ha sentite uscire talmente tante dalla mia bocca che ha rassegnato le dimissioni in blocco.
Prima di trascinarvi nel mio turpiloquio [ne ho da vendere oggi, preparatevi] vi invito a seguire la nostra affiliata Vikings – Italian fans sia sulla pagina Facebook che sul blog.

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E mentre il 99,9% del fandom esulta, io ho versato tutte le mie lacrime per quello che, di fatto, era uno dei miei personaggi preferiti e verso il quale avevo riposto grandi speranze.. Ma ne parleremo dopo.. Prima, le buone notizie: Vikings è stato rinnovato ad una quinta stagione, anch’essa di 20 episodi, e tra i regular annovererà un nome illustre nel panorama televisivo e cinematografico: quello di Jonathan Rhys Meyers.
Ad una prima analisi generale, questo episodio è risultato abbastanza noioso e dismesso, con dinamiche lente e a tratti insopportabili. Sarà anche preludio di ciò che sarà, ma è stata una noia.

Ragnar non è più Ragnar: sarà l’età come dice lui, saranno le tante volte che è arrivato a tanto così [immaginate il gesto] dal tirare le cuoia, sarà il suo nuovo interesse amoroso, sarà le tante pugnalate prese o sarà la mancanza di Athelstan, ma Ragnar sta diventando un peso morto per questa serie. Non fa più il leader, non fa più il marito, non fa più il padre.. Non fa più niente: liscia remi in modo ambiguo, lancia coltelli, si droga di intrugli cinesi ricavati non si sa come da ciò che offre la flora scandinava e va avanti così. Va avanti quasi per inerzia, Perché “Sono qui, già che ci sono campo”, ma obiettivamente la sua presenza non sta avendo molto senso.
Il brutto è che Ragnar sembra non rendersi conto di tutto ciò che gli accade intorno, o fregarsene completamente nel caso in cui invece se ne stia accorgendo: i rapporti con Bjorn non sembrano essere più questo granché, con Aslaug c’è il gelo perpetuo, ai figli più piccoli ci bada per modo di dire.. Ormai il suo mondo sembra ruotare incontro a Yidu: passa gran parte del suo tempo con lei, flirta, si droga.. E intanto, fuori dal suo mondo erboso fatto di chiacchiere, malizia e baci alla Spiderman (o alla Olicity se preferite) succede di tutto: ‘qualcuno’ vuole Bjorn morto, seicento uomini di Harald, incluso il fratello Halfdan [al secolo Halfdan il Nero, che storicamente non è il fratello di Harald ma il padre], approdano a Kattegat, e la sua famiglia sta lentamente cadendo a pezzi.

Su Bjorn si è aperto un piccolo ‘giallo’: Erlendur sostiene che Torvi sia a Kattegat per fare da referente su tutto ciò che avviene nella famiglia Lothbrok, ma a me non sembra essere proprio così.. O almeno: se lo è, Torvi lo nasconde molto bene. Ero sicurissima che Bjorn avesse riconosciuto l’anello sottratto al berserkr, invece a quanto pare non era così e ha dovuto saperlo proprio da Torvi [che, secondo me, è una spia solo nei pensieri più ottimistici di Erlendur]. A parte questo, Bjorn è al centro delle attenzioni di Bellachioma, che a quanto pare ha riconosciuto al primo sguardo il fatto che Ragnar sia debole e defilato e che deve quindi puntare altrove. E punta a Bjorn in modo apparentemente schietto e mirato. E’ ovvio, a Harald serve un alleato, la classica serpe che cresca in seno a Ragnar..

Va male con Bjorn, che sembra non nutrire simpatia per lui e per Halfdan, si ripiega su Floki.. Ed è inutile dire che con Floki si trova sempre terreno fertile quando si tratta di creare casini [e di darsi delle risposte, visto che con il “Ragnar ce l’ha con me perché ho ucciso il suo amichetto cristiano” di Floki, Halfdan capisce perché è un miracolo se Ragnar ha continuato a lanciare i coltelli contro gli scudi invece di lanciarli contro di lui quando ha detto che vorrebbe uccidere tutti i cristiani]. Inoltre c’è stata un’altra cosa che ha attirato la mia attenzione: al momento del brindisi, la sola a sollevare il corno in direzione del tavolo occupato dai due ‘invasori’ e da Floki è stata Aslaug.. E secondo me quello «skál» da lei pronunciato la dice lunga su quale sia il suo schieramento [apertamente contro Ragnar, come abbiamo visto fin dal primo episodio di questa stagione].

Sul fronte francese, invece, succedono cose strane: a parte Rollo che ormai è sempre più preda dei sensi e capisce meno di quanto abbia mai capito in tutta la sua esistenza, ma ad attirare la mia attenzione è stato altro, e non riguarda strettamente la denuncia presentata all’imperatore riguardo al complotto di Odo ai danni dell’imperatore stesso. Parlo di Roland e Therese.. Illuminatemi su di loro: una parodia dei gemelli Lannister o una balla dell’ultimo minuto per rendere credibile Therese agli occhi e alle orecchie dell’imperatore? Comunque sia: a me ‘sto imperatore sembra un po’ un fantoccio messo lì, eppure non escludo che ora come ora, spalleggiato da cotanto genero, possa avere uno slancio di coraggio e dare una spallata definitiva a Odo..
Rollo sotto l’influenza di Gisla è diventato insostenibile e ne ho un po’ le scatole piene di lui.. E’ un disco rotto con quel suo «Difenderò Parigi fino alla morte», non se ne può più. E adesso che sembra essere divenuto uno dei pochi che gode della fiducia dell’imperatore, la situazione non può che peggiorare. Spero solo che i suoi ex ‘fratelli’ arriveranno a Parigi e lo prenderanno a calci nel culo come si merita.

In Wessex, invece, la situazione è sempre più una soap opera: mentre si opta per un’invasione in Mercia, Judith è ormai un disco rotto quanto Rollo con quel suo «Io sono libera, non appartengo a nessun uomo, faccio quello che voglio» e via discorrendo, con la differenza che il suo sentirsi libera sta andando un po’ fuori controllo e secondo me non porterà a niente di buono. E’ tutto un circolo vizioso: Judith è ormai dichiaratamente l’amante di re Ecbert nonché suo suocero, Aethelwulf non è cretino come sembrava all’inizio e se n’è accorto dando abbastanza in escandescenze.. Ma al tempo stesso si trastulla con Kwenthrith per poi flagellarsi per questa concessione. Una situazione analoga a quella di Parigi, dunque? Vagamente, c’è una sola differenza: nonostante i ‘singoli’ intrighi, a Parigi permane comunque un quadro generale in cui ogni singolo intrallazzo ha una ragione per sussistere.. In Wessex, invece, no.

Un episodio che, come detto, potrà anche essere un episodio di ampia introduzione o di preludio ma è stato tutto sommato un episodio piatto e lento, con due soli acuti.. E uno dei due mi ha davvero lasciata con il groppo in gola: per la prima volta in 34 episodi ho odiato profondamente Lagertha. Che prima o poi avrebbe potuto far fuori Kalf era nell’aria, ma sembrava che quella brutta storia del contado usurpato avesse trovato soluzione ed equilibrio, e che i due avessero trovato un giusto compromesso tra le esigenze di entrambi. E allo stato attuale delle cose, mi auguro che Lagertha non sia davvero incinta ma che sia stata solo una mossa per far sì che Kalf morisse con la certezza di aver avuto dalla vita tutto ciò che desiderava: lei, un figlio loro e un contado condiviso. E’ stata una doccia fredda vederla pugnalare Kalf, anche perché lei stessa sembrava sprizzare gioia da tutti i pori all’idea di coronare il loro rapporto con un matrimonio.. E sì, ci sono rimasta talmente male da non riuscire a focalizzarmi abbastanza per scrivere la recensione [chiamatemi pure infantile se volete, ma mi affeziono ai personaggi come qualsiasi altro addicted di questo mondo]. Quindi, ora, abbiamo di nuovo a che fare con Earl Ingstad.. Ne sono contenta, secondo voi? Non del tutto, perché questa situazione espone l’ennesima incoerenza nella serie: mentre tutti invecchiano e percorrono l’inevitabile ‘viale del tramonto’, Lagertha sembra essere stata tenuta fuori dall’inevitabile fase calante che il tempo impone a chiunque, anzi lei sembra rinnovarsi e rigenerarsi di volta in volta.

Il secondo acuto è un po’ più spinoso e da prendere in maniera più larga. Nella scorsa puntata abbiamo visto Aslaug affidare l’educazione di Ivar a Floki, e questo già è indice di una sorta di sodalizio tra loro, un patto silente che li porta ad un qualcosa che viene fatto quasi alle spalle di Ragnar.. Li abbiamo visti ancora, in questo episodio, mostrare un senso di fraternizzazione non del tutto ortodossa verso Harald e Halfdan.. Una serie di segnali negativi, nel senso che un’alleanza tra loro sia politica che personale potrebbe degenerare e sfuggire ad ogni controllo in qualsiasi momento.. Proprio come è successo in questo frangente, nel quale una cosa semplice come permettere a un bambino con dei problemi di salute [che poi diciamoci la verità: Ivar non è menomato e nemmeno terminale: ha una malattia che ai tempi poteva fare molta paura ma che oggi conosciamo come osteogenesi imperfetta] sfocia in tragedia. Già la cosa nasce in modo un po’ storto, nel senso che: tu, piccolo bambino carinissimo ma con dei problemi fisici, non puoi giocare con gli altri bambini perché la tua stessa madre ti considera diverso da loro e ti tiene nella bambagia, ma hai un’accetta nel carrettino con cui ti portano in giro? Perché tutto ciò? Ma tant’è: Ivar si vede minacciato da un bambino che cerca di portargli via il giocattolo e per tutta risposta solleva l’accetta e gliela conficca nel cranio. Non credo che se ne possa strettamente fare una colpa al bambino, ma questo mostra chiaramente la situazione di disagio e di instabilità che alberga nella famiglia Lothbrok, ossia una famiglia completamente allo sbando che ha perso il suo principale riferimento.

Questo è sicuramente stato l’episodio più sottotono di questa stagione, il che ci mostra i primi effetti del raddoppio del numero degli episodi: dinamiche più lenti, situazioni più controverse, momenti di stanca alternati a momenti esplosivi.. Una settimana primeggia un contesto, quella successiva ne primeggia un altro, quella dopo un altro ancora.. E questo rappresenta un rischio, perché se i gruppi ci sono sempre stati [e per gruppi intendo le diverse location di ambientazione delle storie], l’andare ad infarcire le storie creando tanti piccoli sottogruppi ovvero troppe ‘sottotrame nelle trame della trama’ rischia di confondere sia la storia in sé rendendola troppo pasticciata, sia lo spettatore [confusione dei writers: non pervenuta].

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