#TheWalkingDead – The Same Boat (S6E13) #TWD #WeAreAllNegan #DEADicated #FoxTheWalkingDead

Il nostro calendario segna meno tre settimane, e anche questa stagione sarà conclusa. Nell’attesa di ciò, The Walking Dead ci regala un ennesimo episodio esplorativo/preparatorio a ciò che sarà.. Abitualmente non apprezzo questi episodi al limite dello stand-alone, ma per questo devo fare un’eccezione.
Prima di iniziare, l’invito è quello di sempre: di visitare la pagina della nostra affiliata The Walking Dead Italia.

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The Same Boat, episodio al limite dello stand-alone su Maggie e Carol, punta il riflettore sui Saviors. Negan è ancora una volta il grande assente [e credo che lo sarà fino al season finale], ma è circondato da degni sostituti.
Ancora una volta, viene messo in evidenza il fatto che l’etica e lo schieramento non appartengono a regole scritte, ma a tutte quelle regole non scritte che subentrano quando è in gioco la sopravvivenza.. In quel frangente, ognuno è chiamato a decidere per sé come cercare di sopravvivere.. Ma ciò che conta è il fine ultimo, la sopravvivenza appunto. E questo rende il concetto di buoni e cattivi atrocemente labile.

Gran pecca di questo episodio sono stati i dialoghi: a tratti noiosi, argomenti triti e ritriti infarciti a dovere per l’occasione ma qualcosa di cui potevamo comunque fare a meno.. Per il resto, un episodio decisamente intenso che mostra come Carol sia in grado di fare qualunque cosa e di quanto Maggie sia finalmente pronta ad avere finalmente più spazio. Maggie sembra infatti essersi scollata di dosso il ruolo di ragazzina fragile e piagnucolosa per lasciare spazio a una donna forte e determinata, pronta a fare quel che va fatto senza stare a farsi troppe domande. Riguardo a Carol, invece, è già stato detto più o meno tutto.. Quella di questo episodio altro non è stata che una conferma di quanto Carol possa coprire davvero qualsiasi ruolo. C’è una sola cosa che, tra virgolette, mi preoccupa: per quanto sia tosta e per quanto sappia destreggiarsi in ogni situazione, Carol non è Wonder Woman.. Verrà il momento in cui, anche lei, crollerà.. E quel momento sembra avvicinarsi a grandi falcate, visto il suo vacillamento a fine episodio.

Io lo dico da settimane: si sta preparando qualcosa di davvero incredibile per il season finale.. Ed è nell’aria che qualcosa andrà fuori controllo e ci troveremo alle prese con una situazione spinosa. Posso dirlo senza attirarmi addosso il vostro odio? Io credo, per assurdo, che questo season finale dovrebbe riservarci una big death.. Non le solite seconde, terze, quarte file.. Qualche nome di spessore, qualcuno la cui assenza rimescolerebbe considerevolmente le carte in tavola. Non lo dico per sadismo, o masochismo in questo caso [ho anch’io i miei mostri sacri per i quali starei malissimo se dovesse succedere loro qualcosa, non pensate], ma perché dopo sei stagioni questa serie ha bisogno di uno scossone.. Per quanto dall’esterno arrivino continuamente degli stimoli a pungolare il nostro gruppo, è all’interno stesso del gruppo che le dinamiche restano sempre pressoché invariate se non per quei piccoli e superflui particolari che, ai fini della storia, hanno poca rilevanza.
E soprattutto, almeno secondo me, questo episodio ha avuto una funzione molto importante: mostrare come la coesione nel gruppo di Rick sia quasi una cosa forzata, una cosa abitudinaria e necessaria per salvaguardare le proprie chiappe, ma manchi la vera compattezza di un gruppo. Quel “We are all Negan” che, se posso dirlo, mi ha metaforicamente messo i brividi, ha mostrato proprio questo: Negan è il leader esattamente come lo è Rick per i suoi, ma qual è la differenza? Che non c’è un concetto di unità così forte da portare i vari Daryl, Carol, Abraham, Glenn, etc, a compattarsi in un “We are all Rick”. C’è ancora una forte individualità nel gruppo, una sorta di attaccamento a ciò che ognuno di loro era prima che il mondo precipitasse.. Mentre i Saviors hanno una diversa prospettiva: quella di persone che hanno accettato il modo in cui le cose sono andate e si sono adeguate a questo anche a discapito della propria individualità e dei propri trascorsi prima del virus.

Questo non significa che nel ‘nostro’ gruppo sia tutto da buttare, ma penso che ci sia la pressante necessità di fermarsi un attimo e pensare a quanto il gruppo in sé e per sé possa essere una strada per sopravvivere o una sorta di secondo guanciale su cui dormire. E il fatto di aver avuto la meglio su un esiguo gruppetto di Saviors non è di sicuro un buon ‘collante’, e non è ciò che salverà il gruppo.

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