#The100 – Terms And Conditions (S3E08)

Un episodio che segna il giro di boa e ci proietta nella seconda parte della stagione, nel quale è accaduto tutto ciò che ci auguravamo non sarebbe accaduto. Un episodio un po’ lento, ma non per questo meno intenso di quello che ci si potrebbe aspettare. Ma noi fans di The 100 ci siamo abituati, no? Noi siamo il nuovo clan, i Mainagioiakru. Ad allietarci c’è però una bella notizia: la CW ha rinnovato la nostra amata serie ad una quarta stagione!
Prima di immergerci nella recensione, vi invito come sempre a visitate la nostra affiliata The 100 Italia.

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Dopo l’episodio che ha destato tanto scalpore la scorsa settimana, The 100 si prende una pausa dagli eventi di Polis per concentrarsi su ciò che sta avvenendo ad Arkadia e dintorni [oltre che per far crescere l’hype per quei fatti].. E sostanzialmente il tutto si riduce a due sole storyline, questa settimana: la Città della Luce e Arkadia.

Partiamo subito dal primo fatto citato, essendo quello di cui c’è forse meno da dire. Partendo da un presupposto: non esiste nulla di inattaccabile: ogni cosa, dalla più microscopica alla più mastodontica, ha delle falle.. Tutto sta a saperle trovare. E paradossalmente a scovare quella falla è stato quel Jasper che non ti aspetteresti mai. In sostanza: il libero arbitrio, il beneficio del rimuovere i ricordi brutti viene surclassato dal disagio di non avere ricordi nemmeno più i ricordi belli, e quando Raven si è accorta di come siano svaniti anche i ricordi belli, il tracollo è inevitabile.. Così come lo shock, così forte da permettere a Raven di ribellarsi a quanto imposto da Allie. Cosa che Jaha sembra non gradire particolarmente: se l’ologramma riesce a considerare anche questa risposta senza precedenti, lui non ci riesce e sembra essere disposto a fare ciò che è necessario per far sì che il progetto finale non subisca rallentamenti o variazioni sul tema.
Per come la penso io, questa storia è un po’ destinata ad implodere.. La prospettiva del non provare dolore fisico e spirituale, dimenticando le cose brutte che sono accadute, alletta tutti o quasi.. Ma chi accetterebbe di raggiungere la Città della Luce se ciò comportasse il dimenticare quanto di bello è accaduto nel corso della vita e con chi? Naturalmente era preventivabile che tutto questo presunto benessere psicofisico avesse un prezzo, ed esso è comunque insito nel fatto stesso di smettere di soffrire: quando si smette di soffrire quel qualcosa, significa che quel qualcosa ha comunque perso importanza. A farci soffrire è ciò che a noi importa, non ciò che non ci importa.. Quindi in questo caso è ovvio che, nel momento in cui ci si libera del dolore, ci si libera anche un po’ di ciò che l’ha causato.

Lasciando la Città della Luce e volendoci occupare di cose più concrete, il messaggio dei Grounders agli Skaikru è stato lanciato: allontanatevi dal vostro perimetro e vi facciamo secchi. Così, molto semplicemente. E diciamo la verità: io in questo caso sto dalla parte dei Grounders. Si sono visti invadere, hanno visto gente sconosciuta che non dovrebbe nemmeno essere lì occupare le loro terre e, come se non bastasse, sterminare la loro gente.. Cosa dovrebbero fare, se non correre ai ripari? Il vero problema è che comunque una guerra sarebbe inutile, fino a che Pike è leader degli Skaikru.. La vera guerra, se così la vogliamo chiamare, non deve essere tra Skaikru e Grounders ma tra Skaikru e Skaikru. Queste persone, per tornare a vivere in armonia tra di loro e con chi le circonda. E l’unico modo per far sì che questo accada è porre fine alla dittatura fascista di Pike. Tutti vogliono la sua testa, non giriamoci intorno! La vogliono i Grounders, la vorrebbero Kane e il suo manipolo di dissidenti.. Eppure, sembra che nessuno riesca ad ottenerla. Questo perché Pike ha intorno un cordone di persone facilmente manipolabili: persone ferite, persone spaventate, persone quindi ‘deboli’ e facili da controllare e sovrastare. Il fatto è che ora si è giunti ad un punto in cui qualcosa deve assolutamente cambiare: Pike è arrivato a condannare a morte la sua stessa gente, nella fattispecie quel Kane che l’ha osteggiato fin dal principio, e questa scelta non incontra tantissimi favori, soprattutto tra le nuove leve (vedi Bellamy e Monty). Se gli ‘adulti’ riescono semplicemente a dirsi “Dura lex sed lex” (la legge è dura, ma è legge) perché sono abituati al fatto che le cose vanno come devono andare e nessuno può farci niente, per le nuove generazioni non è così che funziona. Non tutto è sacrificabile per il fine supremo, tra i giovani [e voi che siete giovani dovreste saperlo meglio di me] c’è la voglia di trovare altre soluzioni, di percorrere altre strade cercando di non scendere a compromessi. E finalmente, abbiamo visto ciò che tutti speravamo di rivedere: quella piccola scintilla negli occhioni di Bellamy, quel piccolo lampo di sanità mentale che lo porta a chiedersi “Ma che c###o sto facendo?”.. E spero davvero che da qui in avanti Bellamy scelga di percorrere la strada giusta, o per usare termini sentiti e risentiti nella puntata, che faccia la scelta giusta per la sua gente!

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