Due Autrici Per Un Libro: La Memoria Del Futuro

Scrivere un libro non è così semplice come sembra. Non basta riempire un foglio, anche elettronico, con parole: ci vuole anche dell’altro ed il percorso per la pubblicazione non è una passeggiata.

copertina2Le nostre SSE (Silvia & Simona) ci raccontano come è nato il loro E-Book (che potete trovare in vendita qui ), La Memoria Del Futuro.

1) Come nasce l’idea di scrivere un libro a 4 mani?

Simona: Well… viene dal fatto che la mia socia e io già scrivevamo insieme fanfiction a tema Fringe. Ci siamo trovate bene. Ci completiamo. Lei è brava nelle descrizioni, io sono un completo fallimento in questo. E sono sicura che ci sono cose che io so fare bene e lei no, ma al momento non mi vengono in mente.

Silvia: Abbiamo iniziato a scrivere fanfiction su Fringe a fine 2012 credo e non abbiamo mai smesso a dire il vero e per la prima volta mi sono trovata totalmente bene con qualcuno a scrivere. Simona non mi ha mai forzato o cercato di indirizzarmi in una situazione che voleva lei. Mi sono lasciata andare totalmente e spero che sia per lei lo stesso. Lei è molto più brava di me nei dialoghi, io ho paura di dire delle banalità.

wall curtSimona: Confermo. Inoltre con lei non mi sono sentita a disagio per essere, come dire, una novellina nel campo. Non ho mai avuto totale fiducia nei miei mezzi, lei invece ne ha il doppio. Ha sempre creduto che fossi brava in quello che scrivo, mi ha sempre sostenuto anche nei momenti in cui mi bloccavo. Vuol dire tanto per un’insicura cronica come me.

2) Perché scegliere un genere considerato di nicchia come il Sci Fi?

Simona: Forse perché entrambe siamo delle grandi appassionate del genere? E seppur gli altri lo considerano di nicchia, per noi è il genere che ha dato all’essere umano i maggiori spunti di riflessioni su se stesso, sull’etica, sulla scienza, sulla tecnologia.

Silvia: Esatto siamo molto appassionate del genere e per noi è davvero la summa dei generi. Per quanto mi riguarda non riesco ad apprezzare nessun genere allo stesso modo, neppure il fantasy, che pure apprezzo parecchio, dato che la fantascienza ci permette di parlare di mille come, come la scienza e la tecnologia, oltre alla psicologia umana, proiettata nel futuro.

3) Quali sono state le difficoltà che avete incontrato nella stesura? Quanto ci è voluto per completare il racconto?

Simona: Ci è voluto all’incirca un anno, forse qualcosa di più ma non molto. La difficoltà maggiore? Forse fare la ricerca. Ci sono dei punti del libro che sono frutto di una nostra ricerca precisa. E’ stato difficile delineare un popolo antico che non fosse già visto in qualche modo.

Silvia: Sì la ricerca è stata dura, soprattutto quando abbiamo dovuto delineare un popolo fondamentale per la storia. Ci siamo messe a studiare i Maya e gli Hopi. Abbiamo raccolto un sacco di materiale.

4) Quali sono stati maggiori ostacoli incontrati nella ricerca di un editore? Qual è stata la risposta più dura da accettare?

Simona:  L’editoria a pagamento. Ci fosse stato un editore, cartaceo, che non ci abbia chiesto dei soldi. Il che lo trovo ridicolo oltre che deleterio. Perché non serve a nulla, solo a vantarti di avere pubblicato un libro. Si intascano i soldi e a te tocca farti conoscere, fare pubblicità etc etc. No way. La risposta più dura? Ricevere un rifiuto da una persona che secondo me non ha capito davvero il libro e, non solo, non sapeva nemmeno distinguere tra fantascienza e fantasy.

Silvia: E non scordiamoci il memorabile genio che voleva che spostassimo gli eventi ai nostri giorni perché, parole sue, “era troppo in là e non esistono storie di fantascienza ambientate così tanto in avanti.”

dalia wall5) Quali sono state le fonti di ispirazione per il libro e per i personaggi?

Simona: Per i personaggi: Curtis, Dalia, Jason sono stati i primi con un prestavolto ben definito. Quasi. con Dalia c’è stato un cambio in corso d’opera ma adesso non la cambierei per nessun motivo al mondo. Chi abbiamo scelto come fonte di ispirazione è perfetta. Un po’ ne abbiamo anche parlato mentre abbiamo presentato i personaggi online. Per la storia: la fantascienza in genere, la nostra passione per le civiltà scomparse, la nostra passione per la magia e per il mistero. Ovviamente c’è anche la nostra serie del cuore Fringe, tra le fonti ma non solo.

6) Dovendo indicare tre opere sci-fi da leggere, quali sarebbero le scelte e perché? E quali quelle da vedere?

Simona: Da leggere, Fiori per Algernon di Keyes Daniel, qualsiasi cosa di Bradbury che peschi bene, Asimov tutti i romanzi dei robot. Il primo titolo è un racconto dolce amaro sulla sperimentazione visto dalla parte della cavia. E’ tristissimo e allo stesso tempo significativo. Bradbury descrive l’umanità e la sua bellezza con una poesia che raramente ho trovato altrove, neanche in altri genere letterari. Ed è impossibile avere a che fare con la normale tecnologia, e con i robot, se non si tiene conto delle famose quattro leggi della robotica. Non ho sbagliato. Sono quattro anche se altri dicono che sono tre.

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Film: Blade Runner, Matrix il primo film, Repo-Men. Il primo è IL film per me. “Padre, voglio più vita.” Non è il grido che tutti noi poveri mortali urliamo al Creatore? E questo è solo la punta dell’iceberg. Matrix pone delle riflessioni sulla percezione e su cosa noi diamo per scontato sulla realtà. Repo-Men invece parla del lavoro. “Un Lavoro non è solo un lavoro, è ciò che sei! E se vuoi cambiare ciò che sei prima devi cambiare ciò che fai.”

Serie tv: Ai confini della realtà. E’ la madre delle serie del genere. Ci sono degli episodi bellissimi e gli autori che hanno scritto alcuni degli episodi fanno parte della elite degli autori di genere. E’ un must. X-files. Dio quanto mi ha ossessionato questa serie. All’epoca una cosa così non si era mai visto e per la prima volta in chiaro si parlava di complotti governativi e di alieni. Inoltre i protagonisti sono davvero indimenticabili.

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Fringe. Non ho mai visto un rapporto padre/figlio disegnato in quel modo. E io di serie e di film ne ho macinati tanti. C’è anche tutto il resto, la scienza di confine, una donna veramente forte e fragile allo stesso tempo. I protagonisti che finalmente non sono perfetti, possono fare tutto, riescono tutto. No. Sono tre spostati mentali che molto spesso riescono nel proprio lavoro ma hanno i propri limiti e le proprie fragilità.

Silvia: Da leggere Il Sole Nudo di Asimov, Le guide del Tramonto di Clarke e sì decisamente qualsiasi cosa di Bradbury, ma anche Heinlen. Il primo perché mi lasciò addosso un senso di incertezza straniante quando ero adolescente, con una morale un po’ ribaltata e nel contempo una critica feroce a quello che stiamo vivendo adesso.

Le Guide del Tramonto principalmente perché amo la rivelazione sui Superni e non vi dico perché.

guideBradbury ed Heinlen perché hanno un modo di raccontare che pare di leggere le cronache di qualcosa che avviene quotidiamente, li sento sempre vicino a me.

Film: Gattaca, uno dei film di fantascienza più poetici e struggenti che abbia mai visto, Star Wars la saga perché è la mia saga, che mi porto nel cuore fin da bambina, non potrò mai amare nessuna saga allo stesso modo, una favola dolce amare molto attuale e mi ha insegnato tante cose, in primis il valore del perdono; e A.I. – Intelligenza Artificiale forse perché si proietta verso il futuro e mostra un amore immenso verso l’umanità, ma ci metterei anche Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, per il dialogo musicale tra alieni e umani.

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Serie Tv: Ovviamente Fringe, Quantum Leap e Battlestar Galactica.

Fringe perché ha saputo ridarmi quello che cercavo da tempo, mi sono sentita di nuovo la bambina che vedeva Star Wars e non potrò mai scordare il rapporto padre figlio Walter/Peter:i miei personaggio preferiti: il primo sbaglia per amore e il secondo riesce a perdonare qualcosa di molto pesante, dopo un lungo cammino. La timidezza di Peter mi fa impazzire! E’ un uomo vero, che ha commesso svariati errori e matura, soffre, ama in silenzio, con devozione e dolcezza e trova vie impossibili per risolvere tutto.

Adoro il messaggio che è sbagliatissimo dividere il mondo in buoni e cattivi. Adoro Olivia, la sua fragilità, la sua forza, il suo essere donna e poliziotto, non si nasconde, lotta per quello in cui crede e non ha paura di mostrare che desidera il suo uomo. E poi voglio conoscere il mio doppio!

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Quantum Leap perché i viaggi nel tempo sono affascinanti e qui sono stati reinventati in maniera originale, con una missione ben precisa da seguire, che solo lo spettatore più attento può capire. Sam e Al sono una forza della natura e conoscono tante persone interessanti che li fanno maturare.

Battlestar Galactica per la forza di volontà dimostrata da queste persone, alla ricerca di una nuova Terra, un gruppo di persone che ho sentito molto vicino a me. E poi i viaggi nello spazio mi fanno impazzire.

7) Come sono nati i nomi dei personaggi ed il titolo del racconto?

Simona: *ridacchia divertita * Avete presente quei siti in cui ti mettono l’elenco dei nomi e dei cognomi più comuni italiani e stranieri? Ecco come sono nati. Abbiamo preso un nome e un cognome che ci suonavano bene per il tipo del personaggio che avevamo in mente. Per il titolo invece ci abbiamo pensato un po’. Non c’era niente che ci piacesse prima di approdare a questo.

Silvia: nella mia testa avevo in mente i volti e volevo dei nomi che combaciassero così, come dice Simo, abbiamo aperto l’elenco dei nomi e li abbiamo cercati. Sembrava che ci chiamassero. Il nome del libro, invece, ce lo ha suggerito un amico.

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8) Perché il genere sci-fi sembra essere così ghettizzato e bistrattato dal pubblico?

Silvia: perché viene considerato qualcosa da bambini, qualcosa di infantile e non reale. Qualcosa di molto distante.

Simona: C’è un pregiudizio di sorta, secondo me. Molta gente considera la fantascienza come roba per ragazzini o per gente poco alla moda. Credono che sia solo astronavi, alieni,battaglie spaziali e cose di questo genere. E per carità, c’è anche questo ma non solo. Se si andasse oltre il pregiudizio scoprirebbero invece che c’è tutto un mondo di riflessioni sul genere umano, un mondo che si pone le classiche domande “chi siamo?” “da dove veniamo?”. Domande profonde sulla realtà, sulle percezioni, sui sogni, sulla scienza e sui suoi limiti.
Ammetto che forse come genere non è per tutti. Non tutti provano meraviglia nel cercare di immaginare come può essere l’uomo da qui a diversi millenni, non tutti hanno voglia di starsi a lambiccare il cervello sulla fisica quantistica, sulle diverse dimensioni, sui paradossi temporali. Sul “What if”.

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9) Quando è nato il desidero di scrivere un libro?

Silvia: credo man mano, mentre scrivevamo insieme svariate fan fiction, dentro di me ho iniziato a pensare che sarebbe stato bello creare qualcosa di veramente nostro. E una notte ho sognato il prologo del libro.

Simona: a dir la verità è stata più Silvia a proporre l’idea. E ricordo che ho pensato: “Un libro? Io?” Mi ha convinto dicendo che avremmo scritto interamente per noi e poi, se fosse venuto fuori qualcosa di buono, avremmo cercato di proporlo a un editore. E man mano che lo scrivevamo, mi piaceva sempre di più.

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10) Quando leggeremo i sequel di questo racconto?

Simona: Quando finiranno i miei guai con i personal computer. Comprate il nostro libro, così potrò prendermi finalmente un pc nuovo. Scherzo, ma mica tanto. In realtà: il secondo libro è già scritto, dobbiamo solo rileggerlo e apportare le dovute correzioni; il terzo è ancora in corso d’opera. Quello che ci blocca,a parte i guai di cui parlavo prima, è decidere se sarà l’ultimo della saga o no. * Segue urlo “No!”di Jason, Dalia e Curtis in coro *

Silvia: davvero c’è qualcuno che vuole leggere il seguito? Ma sarà come ve lo aspettate. E’ da ubriachi!

Simona: Sì, penso che quando lo leggeranno si chiederanno se non abbiamo rubato le scorte della farmacia personale di Walter Bishop.

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11) Quante e quali ricerche sono state necessarie per il libro?

Simona: Sinceramente non le ho calcolate in termini di quantità. Per designare un popolo che descriviamo nel libro ci siamo ispirati ai Maya e al popolo degli Hopi. Il che ha comportato delle ricerche sulle loro tradizioni, in modo che sembrassero quanto meno credibili al lettore. Abbiamo dovuto informarci sui progressi a livello tecnologico, io personalmente ho chiesto una cosa a un programmatore per non fare una figuraccia, una cosa minima a dir la verità.

Silvia: la ricerca sugli Hopi la dobbiamo ad una mia amica, che ci ha fornito lo spunto per cercare notizie su di loro. E’ un popolo di nativi americani poco conosciuto. La loro storia si legava parecchio al messaggio che volevamo dare.

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12) Quali compromessi sono stati necessari per la stesura finale?

Simona: Non so se posso parlare di compromessi. Senz’altro ci sono state delle pesanti correzioni, un capitolo è stato arricchito in corso d’opera grazie alle critiche di alcuni che l’hanno letto in anteprima. E’ stato salutare e devo ammettere che, purtroppo, ci manca una persona così per il secondo libro.

Silvia: sì, difatti, lo abbiamo reso più realistico e verosimile, segno che le critiche costruttive aiutano parecchio e possono portarci nella direzione giusta.

13) Cosa consigliare agli aspiranti autori italiani?

Silvia: di continuare a scrivere, di farlo per voi stessi, non pensate agli editori, ai vostri eventuali fan. Scrivete la storia per voi e non cambiatela a meno che non troviate che per voi e solo per voi tale cambiamento la renderebbe migliore. Cercate di leggere tutto quello che potete, vi aiuterà tantissimo a capire cosa dovete o non dovete fare. La lettura è vitale per chi scrive.

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Simona: Non cedete alle lusinghe di chi vi promette tante cose e poi, vi fa pagare per pubblicare il vostro scritto. Leggete tantissimo, anche cose scritte male o da autori che non sarebbero degni di essere pubblicati. Vi insegnerà come non impostare la vostra storia e come non delineare i personaggi per risultare poco convincenti. Non buttate via neanche il mondo delle fanfiction. Anche quelle hanno parecchio da insegnare in termini qualitativi.

E scrivete per voi stessi, tenendo però conto che avete un pubblico. Che voi siete il vostro pubblico e che se la storia non piace per prima cosa a voi stessi, non piacerà agli altri. Date voce ai vostri personaggi, anche a quelli minori. Hanno tutti la loro importanza nell’economia di una storia.

E una cosa che non proviene da me ma da Steven King: “Kill your darlings” ossia se siete affezionati a qualcosa o a qualcuno, non abbiate paura di tranciarlo via dalla storia se pensate che non vi si adatti per niente.

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