From Another Universe – Perché c’è la guerra tra fan di Davies e di Moffat?

from another universe

Siamo fan di Doctor Who da poco tempo, potremmo dire due anni al massimo. Forse anche meno.

Non possiamo dunque considerarci fan di vecchia data, però amiamo sinceramente il Dottore e le sue storie, tanto da analizzare ogni episodio e ogni personaggio, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Per quanto sia un telefilm nato per i bambini e con una valenza fantastica più che fantascientifica, è indubbio che lanci dei messaggi interessanti e proponga delle storie di un certo spessore, che magari avrebbero bisogno di maggiori episodi, però restano sempre storie complesse.

Steven-MoffatCerto quando iniziò sia nel 1963 sia nel 2005 con la ripartenza si puntava a storie più educative e adatte ai bambini, le trame per adulti sono venute poco alla volta e non è poi un gran male che i piccoli seguano delle storie con certi messaggi, ovviamente non da soli, ma crediamo che una serie come Doctor Who possa essere salutare.

Come è ben noto nel 2005 fu presa in mano da Russel T. Davies, già autore di serie di culto come Queer as Folk, dove, curiosamente, vi era un fan di Doctor Who, segno che il Dottore era davvero nel destino di Russel.

Dal 2010 al timone è passato Steven Moffat, collaboratore molto apprezzato di Davies e autore di alcuni episodi amatissimi sotto la sua direzione, come “Il bambino vuoto” e “Le ombre assassine”.

RusselltdaviescropMoffat è anche co-autore dell’altra serie cult Sherlock, mentre Davies ha lanciato lo spin off del Dottore, Torchwood, che ripartirà a settembre via radio, per adesso e potrebbe essere il preludio di un ritorno nella serie madre di Jack Harkness, amatissimo amico del Doctor.

Davies ha dimostrato la sua stima varie volte per Moffat, sostenenendo di non aver mai dovuto riscrivere una sceneggiatura del collega e quest’ultimo ha citato, a suo modo, Davies nella serie dalla quinta in avanti.

Da diversi anni nel fandom vi è una lotta intestina tra chi preferisce l’uno o l’altro.

In questo diverbio forse si ripropone la vecchia e annosa battaglia tra la fantascienza di stampo classico, di cui Davies è sicuramente un appassionato ed è anche la sua impronta nella serie, e quella più moderna con lievi virate verso l’horror portato da Moffat. E’ questo forse il vero capo di imputazione: il fatto che questo showrunner abbia capito che Doctor Who, per andare avanti, avesse bisogno di essere svecchiata.

Weeping_angels_trappedVorremmo chiarire che è normale avere delle preferenze. Non che ci sia bisogno di dirlo, ma è sempre meglio sottolinearlo.

Noi non facciamo mistero di avere una certa predilezione per Moffat, che però non ci impedisce di vederne i difetti né di apprezzare l’indubbio talento di Davies.

Per quello che ci riguarda sono entrambi due ottimi autori, preparati, fantasiosi, colti e proveremo sempre un’immensa gratitudine per Davies: senza di lui non avremmo mai avuto il ritorno del Dottore. Però con tutta onestà bisogna saper ammettere che, senza Moffat, non avremmo avuto alcuni personaggi inquietanti che sono diventati parti integranti dell’iconografia della serie. Suoi sono i famosi e inquietanti Angeli Piangenti, sempre alla sua penna si deve l’episodio della biblioteca e di “Vashta Nerada”, le ombre assassine; sempre a lui dobbiamo Night Terrors episodio inquietante e bellissimo sulla paura, dove un padre, vincendo le paure del suo bambino un po’ speciale, riesce a far cessare i suoi incubi troppo reali per tutti.

screen-shot-2013-04-05-at-1-56-29-pmSempre a lui dobbiamo la critica feroce alla tecnologia, e al fatto che ne siamo sempre più dipendenti in “Le campane di Saint John” che si apre con un un ragazzo su uno schermo che descrive come le anime di molte persone siano state caricate su internet quando queste abbiano provato a collegarsi usando una certa rete Wi-Fi, il ragazzo rivela poi di sapere queste cose perché anche lui è stato caricato, e ora non sa più dove si trovi.

E a Moffat dobbiamo anche lo splendido episodio “Il giorno del Dottore”, che ha avuto il merito non solo di far apparire sullo schermo tutte e 13 le incarnazioni del Dottore, ma anche di riuscire ad unire la trama di 50 anni di telefilm, grazie al lavoro da certosino fatto dallo stesso showrunner, che ha sparpagliato vari indizi sia nelle stagioni sotto la sua supervisione sia negli episodi da lui diretti durante l’era Davies.

donna-nobleE se a Moffat dobbiamo molto, non possiamo scordarci quanto Davies ha dato al Dottore: anche sotto la sua direzione abbiamo avuto episodi indimenticabili, tra cui “La fine del mondo”, “La vendetta di Cassandra”,  “Una vecchia amica” (che vedeva il ritorno della mitica Sarah Jane), “Adipose Industries” (il primo vero episodio con l’indimenticabile Donna Noble), “La canzone degli Ood”, “Gira a sinistra”, “La terra rubata”, “La fine del viaggio”, a tutt’ora forse il miglior finale di stagione mai concepito, anche se non vanno dimenticati “Natura umana”, “Utopia”, “Il suono dei tamburi”, “L’ultimo signore del tempo”, “L’ingorgo” e “La fine del tempo” quest’ultimo è noto anche per essere l’addio straziante di Ten, il Dottore più amato, il Dottore dell’amore, interpretato da quel grandissimo attore rispondente al nome di David Tennant.

Programme Name: Doctor Who - TX: 29/09/2012 - Episode: The Angels Take Manhattan (No. 5) - Embargoed for publication until: n/a - Picture Shows:   - (C) BBC - Photographer: unknownSotto la direzione Moffat non vanno dimenticati: “La bestia di sotto”, “La pandorica si apre”, “Gli anelli di Akhaten”(in primis per lo splendido monologo del Dottore su ciò che ha perso), “Incubo Cyberman” (soprattutto per la grande performance di Matt Smith, costretto a sdoppiarsi nel Dottore e nel programmatore), “L’astronauta impossibile”, “Un uomo buono va in guerra” (la poesia di Moffat sulla guerra mette i brividi), “Uccidiamo Hitler” e “Il matrimonio di River Song”, episodio che riesce a mettere finalmente ordine nelle varie apparizioni di River Song, figlia di Amy e Rory nonché quarta moglie del Dottore.

Se a Davies dobbiamo la creazione di personaggi carismatici, divertenti e indimenticabili come Captain Jack Harkness e Donna Noble, Moffat è stato capace di crearne altrettanti. La storia tra Amelia Pond e Rory Williams è sicuramente una delle storie d’amore più intense e più commoventi che si siano viste nel mondo whovian. Amy è una donna molto forte, apparentemente sicura di se eppure molto fragile. Il suo discorso sulla bellezza delle persone è così toccante ed è sicuramente di grande insegnamento per il suo pubblico.

tumblr_ly6ppt3X551r5agffo1_500A tutt’ora Jack, Donna e la coppia Amy/Rory con la loro figlia River sono i personaggi che mancano di più alla serie e il fandom chiede spesso un loro ritorno. Moffat ha detto e ripetuto che se mai River, Jack e Donna dovessero tornare, dovrebbero farlo per una storia e non solo come apparizioni, essendo loro dei personaggi che fanno parte della mitologia della serie.

Tra i personaggi non di primo piano eppure indimenticabili, ricordiamoci l’adorabile nonno di Donna, Wilfred, vecchio soldato che ha visto troppo e sa dialogare con il Dottore proprio perché entrambi sono due vecchi sognatori. Nonno Wilf è stato vicino fino alla fine al Decimo Dottore e ne è stato l’involontaria causa della “morte.”

tumblr_static_tumblr_static_river_L’addio di Ten, come abbiamo già detto, fu uno dei più strazianti della serie e si pensò persino di chiudere: lo stesso Moffat non si sentiva in grado di prendere le redini di una serie tanto amata e tanto complessa. Alla faccia di chi lo definisce arrogante megalomane. Furono la BBC e Davies a spingerlo nell’impresa che poi si è rivelata audace e fortunata. Eleven è rimasto nel cuore della gente quanto Ten, così come il suo splendido interprete Matt Smith, non bellissimo come Tennant, ma dal grande talento e dal fascino insolito.

E come da tradizione anche l’addio a Eleven è stato doloroso e difficile da sostenere. Ci piace pensare che, in entrambi i casi, sia per Tennant sia per Smith in quel particolare episodio non era il Dottore a parlare ma l’attore consapevole di star lasciando un mondo che ha regalato molto in termini umani.

all-doctors-day-of-the-doctor-570x319Dallo scorso anno abbiamo un nuovo Dottore, interpretato dal carismatico Peter Capaldi, che ha fatto storcere il naso ai fan che conoscono poco la serie e pensavano al Dottore come al fidanzatino tanto dolce e perfetto (cosa che peraltro sminuisce non poco Ten e Eleven e i loro magnifici interpreti).

Indubbiamente la prima stagione di Capaldi, dopo un bellissimo inizio, non è stata all’altezza delle aspettative, un po’ per il troppo spazio dato a Clara e alla sua pseudo storia d’amore con Danny che non ci ha convinte del tutto e noi abbiamo sempre amato Clara; un po’ per alcune pecche di sceneggiatura e il poco coraggio dimostrato, con un finale di stagione girato con il freno a mano, salvato, solo in parte, dallo speciale di Natale.

tenMoffat ha regalato qualche contentino di troppo ai fan, soprattutto per Clara, non possiamo negarlo, come peraltro faceva anche Davies, ma non così.

Se possiamo perdonargli e anzi applaudire per il salvataggio di Kate Lethbridge-Stewart, capo dello Unit, la figlia del mitico brigadiere Alister, grande amico del Dottore nella serie classica nonché la probabile resurrezione di Osgood, fan numero uno del Doctor, non possiamo non storcere il naso per l’onnipresenza di Clara e della sua storiella d’amore che ha fatto acqua da tutte le parti e ha messo in un angolo il reale protagonista di Doctor Who.

Tutto questo per dire che per quanto amanti di Moffat e di Davies sappiamo vedere quando sbagliano.

D’altro canto però non comprendiamo l’assurda guerra tra i due schieramenti. Si può avere delle preferenze per l’uno o per l’altro senza però spalare letame di continuo sulle opinioni altrui e sull’operato dei due showrunner a cui la serie deve tantissimo.

Doctor-Who-1st-Episode-of-Season-8-Deep-BreathE con tutti i difetti che ha Moffat ha saputo rispondere per le rime a tutta la parte malata del fandom che tuonava contro Capaldi, creando un episodio – il primo dell’ottava stagione – davvero toccante e perfetto dove esce fuori tutta la fragilità del Dottore e la paura di non essere accettato e visto per come realmente è.

La domanda con cui vogliamo chiudere è la seguente: è davvero importante chi c’è dietro alla serie? Non è forse più importante vedere che mantenga sempre il suo spirito pur sapendo rinnovarsi? Doctor Who continuerà a vivere per molti anni a venire e, piaccia o no, lo dobbiamo sia a Davies che a Moffat.

Silvia Azzaroli e Simona Ingrassia.

9 pensieri su “From Another Universe – Perché c’è la guerra tra fan di Davies e di Moffat?

  1. Complimenti, bell’editoriale…però manca una menzione a Rose Tyler…chi non si è commosso in Doomsday?

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    • Prima di tutto grazie per i complimenti Mattia. Grazie davvero. E hai ragione. Rose fa parte della mitologia della serie e quando dice addio al Doctor in Doomsday commuove davvero, anche se, sappiamo, che lei vivrà (a fine quarta stagione) felice con il Ten umano.

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  2. A me non interessa chi scrive, basta che la serie continui a piacermi, non ci posso fare niente se da quando c’è Moffat la serie non mi piace più. Non mi interessa nemmeno prendere parte a discussioni tra fan, ma se solo dico la verità ovvero che che da quando c’è Moffat la serie è meno coinvolgente vengo attaccata. Onestamente questo articolo perde credibilità nel punto in cui parla del giorno del Dottore, episodio che per celebrare 50 anni di serie non ha fatto che riunire le immagini di repertorio dei dottori per pochi secondi. Non mi sembra un grande sforzo. Attori dei Dottori classici come Davison Colin Baker e McCoy si sono tutti lamentati e Davison ha scritto the Fivish Doctors in cui loro tre cercano di intrufolarsi nel set del Giorno del dottore senza farsi riconoscere pur di riuscire a partecipare. …Per celebrare i classici ha fatto il minimo indispensabile, chiamando un attore (uno solo e il più rappresentativo per 5 minuti) senza nessun richiamo ad avventure del Dottore del passato. E’ una presenza che non dice niente della trama del telefilm del passato. unire la trama di 50 anni di telefilm? ?? non capisco in che punto di the Day of the Doctor vengono uniti 50 anni di telefilm? Per il primo dottore era importantissimo non cambiare la storia e Moffat cambia la storia di Gallifrey e quella personale del Dottore…va contro il passato, contro Hartnell. Per non parlare di quello che ha fatto alle stagioni di Davies. Davies legava il carattere dei personaggi alla loro storia, agli eventi capitati in passato. Moffat ha cancellato e ignorato le cose che Davies aveva scritto sulla guerra del tempo (la Final sanction che stavano mettendo in atto i signori del tempo, il fatto che Gallifrey fosse diventato un Inferno a causa della guerra quindi è inutile spostarlo perchè sempre un inferno rimane).
    Poi non capisco dove sono gli indizi sparsi da Moffat nelle stagioni precedenti.

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    • Guarda personalmente ho trovato più avvincenti le stagioni tra la 5^ e la 7^ dove si ha un lungo susseguirsi di eventi che porta a Trenzalore, e dove con una seconda visione ho potuto apprezzare elementi che nella prima mi erano sfuggiti per ‘ingordigia’ (ossia vedere il prima possibile dove si andava a finire…infatti anch’io è un paio d’anni che seguo il Dottore). Dopo che alcuni elementi siano superficiali con Moffat non si può negare, però gli episodi singoli citati, come ‘Il bambino vuoto’ e ‘Le ombre assassine’ (dove appare per la prima volta River… da li gli indizi per il proseguo della serie) sono indubbiamente tra i miei preferiti… Dopo che l’ottava sia sottotono è innegabile (tranne lo special che l’ho trovato brillante, anche se ispirato palesemente ad Incepcion). Poi onestamente non so come si possano legare 50 di serie, anche perchè per esempio alcuni episodi sono andati perduti, la maggior parte esiste in lingua originale (sono una capra che necessità di almeno i sottotitoli in italiano), infatti nell’episodio ‘Gli Anelli di Akaten’ (monologo da brividi) alcune citazioni non le ho capite non avendo visto la serie classica e conoscendo solo alcuni passaggi (e marginali tra l’altro) quindi secondo me la scelta di riscrivere ed ignorare alcune parti è giusta. E’ un modo per permettere alla serie di sopravvivere grazie a chi non ha avuto la fortuna di seguirla dall’inizio. Anche perchè ci sono serie più brevi e più recenti che si contraddicono da una puntata all’altra. Questo è credo il mio punto di vista imparziale, visto che ho apprezzato sia Davies che Moffat. Saluti

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      • Gli episodi perduti sono solo del Primo e del Secondo Dottore, tutti quelli degli altri ci sono, ma anche del Primo e del Secondo ci sono altri episodi.

        Su unire 50 di saga e sugli indizi sparsi mi riferivo a quanto scritto nell’articolo nel paragrafo che parla del Giorno del Dottore. Se ho capito bene c’è scritto che quell’episodio unisce 50 anni di serie e che Moffat ha sparso indizi su quanto avviene nell’episodio il Giorno del Dottore, indizi che sono stati sparsi non solo nelle stagioni sotto la sua supervisione ma anche nei suoi epsodi durante l’era Davies.

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  3. Allora io (e Simona) mi baso su quanto detto da Moffat stesso nelle sue interviste e nel rivedere la serie, dopo aver visto l’episodio dei 50 anni, alcune cose mi pare che leghino. Ovvio che non si poteva proprio unire tutto, ma ad esempio ne “Il bambino vuoto” Nine dice quella frase: “Everybodies Lives” che poi viene ripetuta da River. E’ chiaro che lo dice con un certo trasporto e a me ha fatto pensare molto al fatto che abbia sterminato la sua stirpe, cosa che peraltro viene ripetuta spesso. Nel finale di stagione della quarta o meglio negli speciali, che sono di Davies ok, vi è la storia che il Dottore è sposato con Elizabeth (credo sia la fine del tempo) e qualcuno dice a Rassilon che il Dottore ha rubato il momento, cosa di cui si parla nell’episodio dei 50 anni. Ennesimo segno che Moffat è in continuità con quanto voluto da Davies. Negli anelli di Akhathen il Dottore fa riferimento ad alcuni compagni del secondo Dottore.
    Sono piccole cose, qua e là (ora sono stanca e non mi sento di farti tutto l’elenco, un giorno magari faremo un articolo su questi indizi sparsi), che si notano rivedendo la serie. Poi ecco qui nessuno critica chi preferisce l’uno o l’altro, da solo fastidio la guerra tra i fan e il fatto che chi la pensa diversamente viene offesa. Ad esempio tu dici di venire attaccata, ma fino a prova contraria sei venuta qui a dire che l’articolo perde di credibilità perché abbiamo detto una cosa su cui non sei d’accordo. Mi pare che sei tu che hai attaccato noi e non il contrario.
    Non starò a ripetere quanto detto su Davies e Moffat. Faccio solo presente che non considero nessuno dei due un genio e Sherlock, come serie, manco mi piace, preferisco di gran lunga Torchwood.
    Buona serata a tutti.

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  4. Infatti è gia da molto tempo che Moffat ci trasmette la sua visione del Dottore, fin da The Empty child: “Just this once, everybody lives” passando poi da the Forest of the Dead:

    “RIVER SONG: Some days are special. Some days are so so blessed. Some days nobody dies at all. Now and then, every once in a very long while, every day in a million days, when the wind stands fair and the Doctor comes to call, everybody lives.” (Forest of the Dead)

    e Moffat vuole mettere l’accento su quei giorni. Questo è il motivo per il quale la visione di Moffat potrebbe essere definita “fiabesca”, perché c’è l’happy end e anche una netta demarcazione tra bene e male, il buono è completamente buono e il cattivo è completamente cattivo, una visione che è contraria a quella di RTD.

    Ma questa a me sembra solo che dipenda da un suo stile non che fosse un indizio per il cinquantenario.

    Il fatto che abbia sterminato la sua specie viene ripetuto da RTD e questo perché che sia impossibile uscirne completamente puliti senza sporcature di mani, senza il sacrificio di qualcuno, che è il contrario di “Everybody lives”, è un tema tipico di RTD e se hai visto Torchwood la cosa è lampante (soprattutto nella terza stagione).
    La visione di The End of Time in cui il Dottore riconferma la necessità di sacrificare i Signori del tempo viene ribaltata.

    Sul matrimonio con Elizabeth e sul rubare il momento sono cose che l’episodio Il giorno del Dottore riprende da RTD non cose seminate da Moffat prima.

    Inoltre il modo in cui Moffat ha raccontato il matrimonio con la regina non è in continuità col modo di essere del Decimo Dottore che rispettava e si preoccupava per tutte le persone e non avrebbe mai fatto una cosa simile così alla leggera. basta riguardarsi qualche episodio con quel dottore perché la cosa risulti chiara.

    In passato sono stata attaccata non tanto per aver criticato Moffat , quanto per aver parlato di come fossi stata coinvolta dalle tematiche di RTD, come per esempio la solitudine per essere l’unico della propria specie (e questo prima del cinquantenario, quindi non criticavo Il Giorno del Dottore). Solo per aver detto questo e per la mia preferenza per il decimo Dottore, ripeto senza mai aver criticato Moffat, succedeva che qualsiasi cosa dicessi, anche per esempio quando parlavo del doppiaggio, mi si dava torto.
    Il fatto che sia stata io ad attaccare questa volta è vero. a me in realtà piace l’atteggiamento pacifico, ma ho scritto “perde credibilità” non per offendere o attaccare ma perché l’accenno all’unire cinquant’anni di saga e il “lavoro certosino” mi è sembrato eccessivo, per i motivi che ho scritto.

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    • Prima di tutto ti ringrazio di aver raddolcito i toni e per il tuo commento molto ben articolato e argomentato. Detto questo temo che la vediamo in maniera diametralmente opposta: per quello che mi riguarda è Davies che è molto fiabesco con una divisione netta bene e male, tanto è vero che tutte le volte che è lì lì per dare una visione nuova dei Daleks, si fermava e ce li mostrava sempre come i cattivi. Invece Moffat ha più volte mostrato di dare loro qualche chance: dal tipo che credeva di averli creati e invece una loro creatura ed è diventato amico del Doctor, passando per Clara e persino nell’ultima stagione quel Dalek, a suo modo, si è redento, cosa che Davies non aveva mai avuto il coraggio di fare.
      Il Davies di Torchwood è molto più adulto e maturo rispetto a quello del Doctor che ritengo molto con il freno a mano.
      Poi pensiamo al Silenzio, ex nemico feroce del Dottore, diventato suo alleato, idem Madame Vastra, Strax e la stessa River. E lo stesso salvataggio di Gallifrey pensando ai bambini, invece che al male fatto dai governanti, mi pare dimostri che Moffat ami parecchio le sfumature.
      Anche a me piace moltissimo il Decimo (è il mio Dottore insieme a Nine), sono legata molto a lui e al suo modo di vedere le cose, però anche Eleven (che pure mi piace meno rispetto a Ten) aveva una visione non dissimile, perché alla fine è sempre la stessa persona.
      Capisco quello che dici sull’essere attaccati perché mi è anzi ci è capitato tante volte per aver espresso opinioni controcorrente: ad esempio guai a dire di non amare Sherlock se ami il Doctor. Si deve pretendere il cross over tra le due serie -_-, quando invece i due personaggi si odierebbero a prima vista. Non avrebbe proprio nessun senso.

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      • Ho capito che quello che ho scritto va corretto ma la nostra visione continua ad essere agli antipodi: più che dare una divisione netta tra bene e male Moffat tende ad edulcorare i cattivi (come i Cybermen nel finale della stagione 8) e a rassicurare dicendo che il Dottore può sempre trovare una soluzione a tutto (The day of the Doctor). E’ più fiabesco in questo senso. In realtà il modo in cui trova una soluzione migliore è semplicistico e non costruito nel corso dell’episodio. Il Dottore di Moffat prima è “the man who forgets”, poi all’improvviso viene fuori che ci aveva pensato per 400 anni, ma è una soluzione che esce fuori dal nulla.
        Ma anche il fatto che il Momento mostri più da vicino gli innocenti e allora la decisione dei Dottori inizi a vacillare è secondo me sminuente per i Dottori stessi: sembra che il Dottore si sia dimenticato di pensare ai bambini e che abbia bisogno di qualcuno che gli ricordi gli innocenti, il Dottore aveva pensato e contato tutte le vittime innocenti su Gallifrey, ma aveva visto più in grande (I signori del tempo avrebbero eliminato la vita in tutto l’universo pur di potersi salvare dalla guerra).

        Torchwood è più adulto e molto più forte nei contenuti, ma anche il Dottore di RTD seppure in modo meno forte ribadisce lo stesso concetto, perchè perfino il Dottore non può evitare di prendere la pistola nonostante sia contrario ai suoi principi e di fare un genocidio. Eppure tutti sappiamo che il Decimo non è privo di compassione anzi, proprio grazie al genocidio offre sempre una possibilità ai Dalek e a tutti gli altri nemici. Questo intendevo quando dicevo che RTD ha una visione meno fiabesca, l’eroe è più complesso e le soluzioni meno facili.

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