#Elementary – The Best Way Out Is Always Through (S03E22)

L’omicidio di un giudice porta Joan e Sherlock ad indagare nel mondo delle carceri “private”. Bell invece si trova davanti ad un problema inaspettato.

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Due giovani teppistelli, reduci dal furto di alcuni portafoglia,  si stanno liberando degli stessi alla fermata delal metropolitana, quando si accorgono di un uomo che non sembra stare bene. Dopo averlo minacciato di rubargli il portafoglio, gli si avvicinano e scoprono che è stato colpito al petto…con un cacciavite. Nonostane la resistenza di uno di loro, alla fine chiamno i soccorsi, ma ovvaimente è tardi ed il caso passa così all polizia.

La vittima si velera essere il giudice Vaughn, dal New Jersey, in città per una raccolta fondi del canditato alla carica di governatore dello stato. Stando alle prime occhiate che Sherlock da alla scena del crimine, ed alle improne ditigiali raccolte, l’assassino è donna ed ha fatto sesso col giudice, motivo per cui interrogano le partecipenti all’evento.

Non hanno problemi ad identiicare uno possibiele sospettata, Loretta NIchols, facente parte dello staff del candidato ed amente del giudice, da quando era alal scuoal di legge, e lui era il suo professore. Ha però un alibi di ferro, visto che al momento della morte era in un altro locale con una amica: nel frattempo arriva anche l’esito sulle impronte, che la la scagiona definitiva, visto che appartengono ad una donna scappata dal carcere (gestito da privati) due giorni prima.

Elementary - S03E22

Come abbia potuto fuggere dal carcere è un mistero per le stesse guardie, il cui capo descrive la donna come una combina guai, una testa calda e via dicendo. Insomma un pessimo elemento.

Tuttavia il mistero rimane su come possa essere evasa e quando pure il capo delel guardie viene ucciso, la situazione si complica. Dopo aver parlato con l’avvocato che forniva lezioni in carcere si scopre che non solo il capo delle guardie era un violento e che il giudice porobabilmente aveva esagerato con la sospettata, ma che lei era vicina la possibile rilascio: due anni ancora da scontare buone possibilità di vincere un ricorso. Una fuga quindi non ha senso.

Marcus, Joan e Sherlock indagano allora sul lavoro che la detenuta era stata mandata afare come parte della pena, ovvero smantellare computer presso una ditta (ovviamente senza protezioni), un trasferimetno che stando al fascicolo aveva chiesto lei stessa, ma che si socpre esser stato chiesto in realtà dal capo delle guardie.

Sherlock giunge così ad una conclusione visto che quello è l’ultimo posto dove è stata vista la donna: lì c’è il segreto della fuga, che in realtà fuga non è perchè è stata uccisa e messa in un contenitore che doveva finire alla discarica, prima della morte del giudice.

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L’inghippo si risolve guardando la scheda della seconda vittima da cui risulta il licenziamentoo da un’altra compagnia priva che gestisce carceri nel New Jersey. Risulta quindi evidente un piano coplesso, e presto viene svelato.

Si trattava di creare uno scandalo sulle carceri in modo tale da spingere il governatore a scaricare la compagnia che gestiva il carcere affidandosi all’unica alternativa, il cui reposnsabile aveva architettato il tutto e viene dunque arrestato.

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C’è anche dell’altro, anche se non legato alle indagini. Bell, lo scopriamo ora, ha una relazione con una colelga di un altr o distretto, che, guarda un po’ il caso, è undetective che indaga sulla morte della prima vittima. Il loro comportaemnte davanti a Joan li tradisce ai suoi occhi e lei gli dice che è contenta per lui.

Sherlock stima la poliziotto ma non ha colto i segnali amori trai due, tuttavia sa un segreto su di lei: la vora per gli affari interni, e lo rivala a Joan pensando che intedense quello. Ovviamente Watson lo riferisce a sua votla a Marcus, il quale non la prende bene ed interrompe la relazione: sol un discorso sulla solitudine fattogli da Holmes lo spingerà a riallaccaire il rapport, ma quando lo fa, si sente dire che, dal momento che ha deciso di essere a tempo pieno agli affari interni, ha bisogno di tempo per adattarsi alla nuova situazione.

La sera così, Sherlock e Marcus la passano lanciando carte da gioco verso la prestigiosa Stanley Cup, acquistata dal nostro investigatore per scoprire se fosse il vero trofeo (che dovrebbe essere alla Hall Of Fame dell’hockey) o una imitazione: è quelal vera ed la NHL è stata avvisata del ritrovamento, ma intanto è lì…

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TRIVIA
(Credits: Wikipedia)

Stanley Cup: in origine una coppa decorativa del valore di 10 ghinee prodotta da un argentiere londinese, fu donata nel 1892 da Lord Stanley, all’epoca governatore generale del Canada, che era un appassionato di hockey su ghiaccio. Inizialmente fu utilizzata come trofeo in palio per la migliore squadra amatoriale del paese, da assegnarsi al termine di una sfida da parte di una squadra ai detentori e agli amministratori della coppa.

Lord Stanley aveva fissato alcune rigide regole riguardo alla coppa:

  • La coppa era il premio della lega in cui partecipava il detentore.
  • La coppa non sarebbe mai stata in nessun caso proprietà di un team.
  • Gli amministratori della coppa hanno l’ultima parola sulle dispute riguardo a chi debba essere il detentore della coppa.
  • Gli sfidanti per la coppa devono aver vinto la loro lega.
  • La sfida (in cui la coppa potrebbe cambiare lega) è da decidersi o in gara unica, o in due sfide, o in una serie al meglio delle tre. Tutti gli incontri si sarebbero dovuti tenere sul ghiaccio di casa dei detentori, anche se le date e i tempi dovevano essere approvati dagli amministratori.
  • L’incasso delle partite di sfida doveva essere equamente diviso fra i due contendenti.
  • Una lega non poteva essere sfidante per la coppa due volte in una stagione.
  • I detentori della coppa avevano il compito di restituire il trofeo in buone condizioni, se richiesto dagli amministratori.
  • Il detentore della coppa ha il diritto di aggiungere un anello d’argento per commemorare la propria vittoria.

La coppa fu offerta nel 1893 per la prima volta ai Montreal AAA, campioni della Amateur Hockey Association (AHA), all’epoca la principale lega hockeistica in Canada.

Stanley Cup

La coppa è stata pure maltrattata, mal custodita o ne è stato fatto un uso improprio in numerose occasioni, come ricordato anche dallo stesso Sherlock:

  • Un membro degli Ottawa Silver Seven del 1905 provò a calciare la coppa da una riva all’altra del Canale Rideau gelato. Il tentativo fallì e la coppa fu ritrovata solo il giorno dopo.
  • Alcune settimane dopo che i giocatori dei Montreal Wanderers del 1906 avevano dimenticato la coppa nello studio di un fotografo, si scoprì che la madre di questi l’aveva utilizzata per piantarvi gerani.
  • Alcuni membri dei Canadiens del 1924, in viaggio verso la casa del proprietario della squadra Leo Dandurand per festeggiare la vittoria, fermatisi per cambiare una gomma a terra, dimenticarono la coppa sul ciglio della strada. La Stanley Cup fu ritrovata esattamente dov’era stata lasciata.
  • Nel 1925 i fratelli Lynn e Muzz Patrick, figli dell’allenatore e manager dei Victoria Cougars Lester Patrick scovarono la coppa nella cantina di casa e con un chiodo incisero i loro nomi sulla coppa. Nel 1940, Lynn e Muzz furono iscritti con pieno diritto sulla coppa come giocatori dei New York Rangers. Sono ricordati anche perché in occasione di quella stessa vittoria urinarono nella coppa coi compagni di squadra.
  • Nella stagione 1940/1941 fu pagata l’ipoteca sull’allora Madison Square Garden. Gli amministratori dell’arena bruciarono pubblicamente l’ipoteca nella coppa. Alcuni tifosi ritengono che questa azione “dissacrò” la coppa e collegano questo avvenimento alla Maledizione del 1940, che avrebbe avuto come conseguenza un’attesa di 54 anni perché i Rangers potessero aggiudicarsi nuovamente il trofeo (attualmente l’ultimo di una squadra di hockey della Grande Mela).
  • Bryan Trottier dei New York Islanders non solo ha dormito con la coppa (cosa – pare – fatta da molti altri giocatori prima e dopo di lui), ma l’ha anche usata come ciotola per il suo cane (anche questo fu fatto da molti giocatori).
  • Nel 1987 Mark Messier degli Edmonton Oilers la portò in un locale di strip-tease della sua città di origine e permise che i tifosi bevessero dalla coppa. A fine serata la coppa risultava ammaccata in più punti per ragioni sconosciute. La coppa fu riparata da un carrozziere del posto e rispedita alla Hockey Hall of Fame.
  • Sia i Pittsburgh Penguins nel 1991 che i Montreal Canadiens nel 1993 misero alla prova le sue capacità di galleggiamento nelle piscine rispettivamente di Mario Lemieux e di Patrick Roy (come riferito dal capitano dei Canadiens Guy Carbonneau, “La Stanley Cup non galleggia”)
  • Alcuni dei Rangers del 1994 l’hanno portata a Belmont Park, un ippodromo vicino New York City. Una volta lì, riempirono la coppa d’avena e la “offrirono” al vincitore del precedente derby del Kentucky, Go for Gin.
  • Sylvain Lefebvre dei Colorado Avalanche nel 1996 ci fece battezzare la figlia.
    Nel 2003 la Coppa avrebbe dovuto fare la sua prima visita in Slovacchia al seguito di Jiri Bicek dei New Jersey Devils, ma non arrivò mai, perché era stata inavvertitamente lasciata in Canada.
  • Il 22 agosto 2004 Walter Neubrand, custode della coppa, era in viaggio verso Fort St. John, nella British Columbia, per portare la coppa all’head scout dei Tampa Bay Lightningn Jake Goertzen. Tuttavia i responsabili della Air Canada all’aeroporto di Vancouver tolsero il trofeo (pesante 16 kg) dal bagaglio per le restrizioni sul peso. La Stanley Cup passò la notte nell’area merci, a 1200 chilometri di distanza. Raggiunse Fort St. John il giorno dopo.

Attualmente è detenuta da Los Angeles Kings (secondo titolo in tre finali), vincitori 4-1 sui New York Rangers. la squadra che ha vinto più volte il trofeo è quella dei Montrel Canadiens con 24 vittori su 34 (l’edizione del 1919 interrotta per l’influenza spagnola non viene considerata una sconfitta).

COMMENTO

Ennesima puntata in cui un caso complesso vine risolto molto rapidamente. Un vero peccato, ma ormai si dovrebbe essere abituati.

Mi fa piacere che Bell abbia una storia. Vorrei sol capire il senso di metterla in questa puntata e chiuderla subito. Capisco l vole mostraeare un lato diverso di Sherlock, più aperto verso gli altri e più altruista in un certo senso, ma la cosa lascia un po’ così… con un  “Ah…beh..ok…”

Intanto il finale si avvicina e ancora non c’è uno straccio di indizio su cosa potrebbe accdere. Insomma, la delusione continua.

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