#The100 – Blood must have blood, part two (S2E16) #SeasonFinale

Vorrei tanto sapere se su, nella stanza dei bottoni, si sono avvalsi della speciale collaborazione di George R. R. Martin per scrivere questo episodio.. O non si spiega il senso di devastazione emotiva rimasto dopo questo season finale.
Prima di iniziare ringrazio di cuore tutti coloro che hanno reso le mie recensioni di The 100 tra le più seguite sul nostro blog, e mando un ringraziamento speciale a Giada e tutto lo staff di The 100 Italia, la nostra affiliata, per il supporto e la diffusione delle recensioni, augurandomi di averli ancora ‘in squadra’ per la prossima stagione!

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Dodici secondi di gioia in tutto l’episodio.. Dodici secondi, vi rendete conto? Quasi come le macchine di Dominic Toretto, poco di più. Tutto il resto.. Quando avrò finito le sedute dallo psicologo vi farò sapere come sto. Un trauma, un vero e proprio trauma.

Vedere Clarke in questo episodio mi ha trasmesso le stesse sensazioni di quando vedo Rick Grimes in The Walking Dead: vedo una persona provata, stanca di dover prendere decisioni, esausta dal dover decidere chi vive e chi muore.. E’ già accaduto troppe volte, ed è stato chiarissimo che ormai il ruolo di ‘the bastard executioner’ è suo, anche se questo le va molto stretto.. Talmente stretto da dare vita ad uno dei momenti Bellarke più intensi e più vibranti mai visti, con Bellamy pronto a farsi carico di parte del fardello che Clarke stava scegliendo di portare sulle proprie spalle.

Scelta molto difficile, è inutile girarci intorno: è stata una strage di innocenti. Che fosse un sacrificio necessario per salvare i nostri questo lo si sa, ma anche quella povera gente aveva tutto il diritto di vivere..  Inclusa Maya, che tanto aveva fatto per quei ragazzi, ma ha finito per lasciarci la pelle gettando nello sconforto più totale il povero Jasper. Piccino, mi ha fatto una tenerezza infinita.

Tra i Grounders, l’orgoglio e la dignità permangono solamente in tre elementi: Indra, Lincoln e.. Sì, e Octavia. Può essere considerata una Grounder a tutti gli effetti: impavida, risoluta, fredda.. Una vera guerriera. Indra, a modo suo, ha dimostrato di non volerci stare a come Lexa ha voluto far andare le cose, ed ha aiutato Lincoln a scappare. Ecco: Lincoln mi ha regalato nove di quei dodici secondi di gioia quando ha dato a Cage ciò che si meritava. Quando ha preso quella siringa ho seriamente temuto che potesse ricascarci, e invece questa volta non mi ha delusa, per niente!

Altri tre secondi di gioia sono giunti da quel bacio che Clarke ha posato sulla guancia di Bellamy.. Un gran bel momento, una rara manifestazione di rispetto e di fiducia. Mount Weather è un ricordo che nessuno si scrollerà di dosso molto facilmente, questo è poco ma sicuro. Ma i fantasmi di quel posto perseguiteranno in particolare alcune persone, e la più perseguitata sarà sicuramente Clarke. E’ lei che li porta sulla coscienza, è lei che ha deciso che quelle persone dovevano morire, essere immolate per far sì che i suoi potessero sopravvivere.. E Clarke ha fatto quello che doveva fare a questo punto: è crollata. E ha deciso che non può confrontarsi con le conseguenze di ciò che ha fatto, e quindi ha preferito prendere una strada completamente diversa.

Ma come sappiamo, Mount Weather non era l’unico fronte attivo per questo episodio.. Come dimenticare il nostro Theolonius Jaha alla ricerca della sua ‘Terra Promessa’? Impossibile farlo, anche perché le cose hanno preso una piega del tutto inaspettata. Come ho già detto, riscontro sempre più similitudini tra Jaha e il caro John Locke di Lost, e le similitudini sembrano destinate a farsi sempre più marcate. Ma il suo stoicismo l’ha portato a ciò che cercava, e poco gli importa se ha dovuto sacrificare uno dei suoi compagni di viaggio: ha trovato la sua City of Light. Un posto molto particolare come abbiamo visto: mostri marini, intelligenza artificiale all’ennesima potenza, ologrammi anziché persone in carne ed ossa.. Ma cosa nasconderà nelle sue ombre quella città della luce?

Che dire.. E’ stata un’ottima stagione questa di The 100, fatta di gioie e dolori, di guerra, di speranza e di crudeltà.. Non ci siamo fatti mancare niente, insomma! Previsioni per la prossima stagione? Ancora nessuna, almeno dal canto mio, se non che mi aspetto un po’ di agitazione tra i Grounders e qualche scoperta su questa City of Light. Ma abbiamo almeno sei mesi per pensarci e per sapere.. E quando la terza stagione inizierà, io ci sarò come sempre. Alla prossima, may we meet again!

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